Stati generali della Natalità, il Papa: «Senza figli non c'è futuro». De Palo: «Non si può scegliere tra lavoro e famiglia»

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«Noi siamo qui, oggi, perché abbiamo scelto di non rassegnarci. Non vogliamo rassegnarci a sentire o vedere donne costrette a scegliere tra il lavoro e la famiglia. Non vogliamo rassegnarci a vedere i nostri figli su Skipe perché qui, in Italia, è impossibile realizzare i loro sogni. Non vogliamo rassegnarci alla magra e stupida consolazione di poter dire, tra dieci anni: “Ve lo avevamo detto”».  Lo ha detto Gigi De Palo, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, agli Stati generali della Natalità che hanno visto la partecipazione di papa Francesco e del premier Mario Draghi.
«Non vogliamo rassegnarci - ha continuato - a un Paese stanco e ripiegato su sé stesso, come un pugile sulle gambe che non riesce più a riprendersi. Non vogliamo rassegnarci a famiglie stanche, che non arrivano alla fine del mese perché sono abbandonate a sé stesse. Non vogliamo rassegnarci a quello sport, tutto italiano, di leggere la natalità con una chiave di lettura ideologica, come se fosse un’occasione divisiva e non come l’opportunità più ghiotta di fare squadra. Nel recente dibattito sull’assegno unico e universale, grazie anche al lavoro dietro le quinte del Forum delle Famiglie, abbiamo mostrato a tutto il Paese che ci sono temi che uniscono, che ci fanno fare squadra, che vanno oltre maggioranze e opposizioni, oltre i partiti, oltre le bandiere, oltre gli interessi particolari».

 

«Si parla tanto di sviluppo sostenibile - ha spiegato De Palo -. Ma occorre essere chiari: non ci sarà alcuno sviluppo sostenibile, in Italia come in Europa, senza equilibrio intergenerazionale. Perciò dobbiamo capire che le politiche demografiche non sono costi ma investimenti. Che cosa può accadere se nascono meno bambini? Perché dovrebbe toccare le nostre vite? Meno siamo e meglio stiamo. O no? Purtroppo no. E non è solo una questione demografica. Lo sarebbe se le donne italiane non volessero, lo dicono tutti i dati, due figli e invece ne fanno in media solo 1,24. Lo sarebbe se l'80% dei giovani italiani, come mostrato da uno studio dell'Istituto Toniolo pubblicato qualche anno fa, non avesse risposto: vorrei due o più figli». «Ecco, allora - ha continuato -, che la natalità diventa una questione più grande. Un tema che ha che fare con i desideri e i sogni degli italiani. Nessuno escluso. Ormai fare un figlio è diventato un lusso, se è vero che è una delle prime cause di povertà. Ma come può diventare fonte di povertà la nascita di un bambino? Un tempo era ricchezza. Oggi è uno dei cambiamenti che mette in difficoltà le famiglie. Senza contare che se non riparte la natalità, se non riusciamo a rendere più sostenibile l'equilibrio intergenerazionale crolla tutto. Vivaddio: gli anziani vivono sempre più a lungo. Ma se diminuiscono i giovani, cosa accadrà tra una decina di anni? Banalmente: chi pagherà le pensioni se si assottiglia il numero di chi paga le tasse? Ci può essere 'Green Economy' e uno sviluppo sostenibile senza un equilibrio generazionale? Ci può essere una vera innovazione senza giovani? Potremo ancora permetterci una rete di servizi sociali per i più fragili adeguata se crolla il numero dei lavoratori? Come potremo far crescere il Pil se continuiamo ad avere un segno meno riguardo il numero delle nascite? E ancora: la sanità sarà ancora gratuita, se ogni 1.000 lavoratori ci sono - già oggi - circa 600 pensionati? Non ci sono dubbi - ha sottolineato - la natalità è la nuova questione sociale perché se non interveniamo ora, crolla tutto».

 

Il Papa: «Senza natalità non c'è futuro».

 

Il Papa, agli Stati Generali della natalità, invita a non arrendersi allo stato delle cose ma ad andare avanti per invertire la rotta: «A volte vi sembrerà di gridare nel deserto, di lottare contro i mulini a vento. Ma andate avanti, non arrendetevi, perché è bello sognare il bene e costruire il futuro». In tal senso un ruolo importante lo gioca anche l'informazione: Serve 'un'informazione formato-famiglià, dove si parli degli altri con rispetto e delicatezza, come se fossero propri parenti. E che al tempo stesso - dice il Pontefice- porti alla luce gli interessi e le trame che danneggiano il bene comune, le manovre che girano attorno al denaro, sacrificando le famiglie e le persone. La solidarietà convoca poi i mondi della cultura, dello sport e dello spettacolo a promuovere e valorizzare la natalità». «La cultura del futuro non può basarsi sull'individuo e sul mero soddisfacimento dei suoi diritti e bisogni. Urge una cultura che coltivi la chimica dell'insieme, la bellezza del dono, il valore del sacrificio», ammonisce.  «Finalmente in Italia si è deciso di trasformare in legge un assegno, definito unico e universale, per ogni figlio che nasce. Esprimo apprezzamento alle autorità e auspico che questo assegno venga incontro ai bisogni concreti delle famiglie», ha aggiunto.

 

Draghi: «Lo Stato investa sulle donne»

 

Lo Stato deve «continuare ad investire sul miglioramento delle condizioni femminili. E mettere la società - donne e uomini - in grado di avere figli». Così il premier Mario Draghi, in un passaggio del suo intervento al Forum della Natalità con Papa Bergoglio. «La questione demografica, come quella climatica e quella delle diseguaglianze, è essenziale per la nostra esistenza - rimarca il presidente del Consiglio - In realtà, voler avere dei figli, voler costruire una famiglia, sono da sempre desideri e decisioni fondamentali nella nostra vita. Nel senso che la orientano e la disegnano in modo irreversibile. Ma la loro essenzialità non era percepita. La dimensione etica che questi desideri e queste decisioni comportano è fondante per tutte le società dove la famiglia è importante - cioè per tutte le società. Tuttavia, essa veniva spesso negata o respinta». «Per molti anni si è pensato - va avanti Draghi - infatti che il desiderare o meno dei figli dipendesse dall'accettare con coraggio e umanità questa dimensione etica. O invece respingerla, negarla in favore dell'affermazione individuale. Ciò ha avuto conseguenze sociali divisive. Si è guardato alle donne che decidevano di avere figli come un fallimento, e all'individualismo come una vittoria. Oggi, con il superamento di importanti barriere ideologiche, abbiamo capito che questa è una falsa distinzione che non trova risconta nei dati, come mostra uno studio recente del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione: le coppie vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno. In Italia, questa differenza è molto ampia. Le coppie italiane vorrebbero in media due figli, ma ne hanno, sempre in media, meno di 1,5. Inoltre, se riflettiamo bene, la consapevolezza dell'importanza di avere figli è un prodotto del miglioramento della condizione della donna, e non antitetico alla sua emancipazione. Lo Stato - sottolinea Draghi - deve dunque accompagnare questa nuova consapevolezza».

 

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 14 Maggio 2021, 12:21
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