Spostamento tra Comuni vietati dopo le 14 in Veneto. Zaia: «Dal 19 dicembre al 6 gennaio»

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Mentre non sono ancora chiare le norme nazionali sulle feste di Natale su zone rosse e arancioni, il Veneto fa uno scatto in avanti: un'ordinanza del Governatore Luca Zaia, in attesa di un provvedimento del Governo, prevede infatti la «chiusura dei confini comunali dopo le 14 dal 19 dicembre fino al 6 gennaio». Nella giornata di oggi è probabile che arrivino nuove decisioni dell'esecutivo per quanto riguarda le misure anti contagio: l'ipotesi di ieri era un'Italia in zona rossa nei festivi e prefestivi dal 23 dicembre al 6 gennaio (quindi dal 24 al 27, il 31 dicembre e i primi tre giorni di gennaio).

 

 

"CHIUDERE, MA CHE CI SIANO RISTORI" In un'intervista oggi su La Stampa, Zaia ha aperto a eventuali lockdown natalizi: a Natale, ha detto, «chiudano ma a patto che ci siano i ristori in percentuale sulle perdite di fatturato. Se è vero che si pensa a una misura dal 24, sarà fondamentale, in sicurezza, lasciare spazio nei prossimi giorni ai cittadini di fare la spesa. E per il giorno di Natale, adottando il modello tedesco, pranzi limitati alla stretta cerchia famigliare».

 

Zaia aggiunge che «noi non faremo barricate se il governo vuole chiudere perché prima di tutto viene la salute della gente, ma non possiamo chiedere ai cittadini sacrifici se non c'è certezza sui ristori. Non si può fare gli eroi con il portafoglio degli altri». «Le differenze tra noi e la Germania sono almeno due - spiega parlando della scelta del lockdown - la prima è che hanno un governo più credibile che fin dal primo lockdown aveva fatto la scelta di intervenire sul delta del fatturato delle aziende confrontato con i mesi dell'anno precedente. La seconda è che i cittadini sanno che nel momento in cui sono costretti a rimanere a casa avranno il bonifico sul conto corrente e non le lotterie, i ristorni, le mance».

 

Ma, dice che «il vero tema è la pressione ospedaliera; anche in questo caso però bisogna capirsi: il 31 marzo abbiamo avuto il picco nelle nostre terapie intensive con 356 ricoverati e il primo aprile la punta massima di ricoverato Covid non in terapia intensiva con 2068 pazienti. Oggi abbiamo 373 terapie intensive, più o meno in linea con marzo, però abbiamo un terzo in più di ricoverati. Vuol dire che, non avendo avuto misure restrittive come a marzo e maggio, l'infezione pesa per due motivi: il primo è che il distanziamento sociale oggi da noi non c'è; l'altro, di cui nessuno parla, è che il lockdown di marzo aveva eliminato tutta una serie di accessi alle terapie intensive che invece oggi funzionano». 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Dicembre 2020, 16:14
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