Simon Gautier, il messaggio dei soccorritori: «Ti sei perso nella nazione sbagliata»

di Simone Pierini
«Ti sei perso nella nazione sbagliata». È uno dei passaggi del messaggio lanciato su Facebook da due soccorritori che per nove giorni hanno cercato Simon Gautier, l'escursionista disperso nel Cilento e ritrovato morto in un dirupo. Parole forti, apparse sulla pagina Facebook Alta Prospettiva con le foto delle ricerche. Sarà il dottor Adamo Maiese, il medico legale, incaricato dalla Procura di Vallo della Lucania (Salerno) ad effettuare l'autopsia sul corpo del giovane francese. L'autopsia, secondo primi riscontri, dovrebbe tenersi domani, alle ore 12,00, all'obitorio dell'ospedale di Sapri (Salerno), dove si trova il corpo di Simon, trasportato dopo le operazioni di recupero. 

La rabbia degli amici: «Errori nelle ricerche. In Francia si sarebbe operato meglio»​

Il presidente del 118: «Si poteva salvare, ma non potevamo geolocalizzarlo. Ecco perché»



«Oggi usciamo sconfitti, da una battaglia durata giorni, da una infinita fatica - si legge nel post apparso su Facebook - vi dico con sincerità che abbiamo avuto le speranze fino all'ultimo speravo che ti avremmo trovato in un cunicolo a proteggerti dal sole, si ferito sicuramente ma non morto, ti chiediamo scusa ma sopratutto ti chiedo scusa da parte di tutta la nostra nazione che non ha saputo intervernire nel modo e nei tempi giusti, come ha detto ieri un collega presente con noi sul posto "ti sei perso nella nazione sbagliata", ringrazio tutti i volontari che erano li e ringrazio tutta la Croce Rossa Italiana ma sopratutto ringrazio il SOCCORSO ALPINO, ragazzi che in questi giorni si sono fatti il culo sotto il sole senza mai mollare...... RIPOSA IN PACE SIMON..........».

Il suo corpo ritrovato in fondo a un burrone. L'amica: «Speravamo fosse vivo»
 


RIZZO (118 BASILICATA), «NESSUNA CENTRALE IN ITALIA DISPONE DI GEOLOCALIZZAZIONE»
A guardare il lieto fine della vicenda dell'escursionista ad Ogliastro, geolocalizzato e salvato dal soccorso alpino attraverso un sms, la morte di Simon Gautier nel Cilento, oltre che essere attenzionata dalla magistratura per le possibili responsabilità della macchina dei soccorsi, pone anche dei forti interrogativi sui mezzi a disposizione e le tecnologie che in Italia sembrano viaggiare a due velocità. «Sarebbe bastato, come per la vicenda di Ogliastro, che il giovane francese avesse risposto a uno dei numerosi sms che sono partiti dal soccorso alpino per geolocalizzarlo e restringere il campo del raggio di dove lui si ritrovava», dice all'Adnkronos il direttore del 118 Basilicata Serafino Rizzo, che precisa: «Non esiste nessuna centrale del 118 in Italia in cui sia operativo un sistema di geolocalizzazione, consentita invece ai Carabinieri. Ne dispone il soccorso alpino dalla centrale di Torino, ma c'è bisogno della risposta dell'utente. Nel caso di specie del ragazzo francese, lo ribadisco. sarebbe bastata una sua risposta che purtroppo non c'è stata». 

Simon Gautier, la telefonata al 118: «Aiutatemi, ho le gambe rotte»​

RITORNO IN FRANCIA PER I GENITORI DI SIMON
È partita oggi per la Francia Delphine, la madre di Simon Gautier, il turista francese 27enne morto tragicamente su di un sentiero escursionistico del Cilento (Salerno). Con lei sono partiti anche gli amici di Simon giunti la scorsa settimana nel Golfo di Policastro appena ricevuta la notizia della scomparsa del loro amico. Nel villaggio di Scario è rimasto, invece, il padre di Simon che dovrebbe partire nel tardo pomeriggio di oggi. All'interno di quello che è diventato il «quartiere generale» della famiglia Gautier per tutti i giorni delle ricerche di Simon, c'è aria di tristezza. Sui volti dei turisti in vacanza che alloggiano traspare tanto dolore ed emozione. Nessuno di loro ha voluto commentare direttamente la vicenda, tutti hanno preferito mantenere il silenzio. Anche per le strade di Scario si respira un'atmosfera mesta: dinanzi ai bar non si parla altro che della tragedia che ha colpito la famiglia Gautier. Si discute anche delle modalità in cui si sono svolte le ricerche sulle quali è stata aperta un'inchiesta da parte della Procura di Vallo della Lucania (Salerno).

9 GIORNI DI RICERCHE E PREGHIERE, 9 PUNTI OSCURI DELL'AGONIA DI SIMON GAUTIER 
Simon Gautier avrebbe potuto essere salvato? È la domanda che in queste ore, dal ritrovamento del corpo senza vita del 27enne, si fanno i familiari e gli amici, sulla quale si arrovellano gli stessi soccoritori e alla quale risponderanno gli inquirenti con una inchiesta aperta dalla Procura di Vallo della Lucania. Il turista francese, scomparso dalla zona del Golfo di Policastro (Salerno) dal 9 agosto scorso, è morto dopo esser riuscito a chiamare i soccorsi, a spiegare al centralinista del numero unico per le emergenze di esser caduto ed avere entrambe le gambe rotte. Ma non aveva idea di dove si trovasse, confidava forse che qualcuno dall'altra parte della cornetta avrebbe potuto farlo al suo posto. E, chissà, in quel dirupo non aveva la possibilità di condividere la posizione in chat tramite messaggistica whatsapp. Impossibile geolocalizzare le chiamate d'emergenza. Pur essendo esplicitamente previsto dal decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 12 novembre 2009, manca in Italia un sistema di geolocalizzazione che permetta di individuare nell'immediato chiunque richieda un soccorso dal proprio cellulare. «Per le chiamate alla centrale operativa del 118 risponde la sede di Potenza. Quella telefonata effettuata da Simon Gautier venerdì 9 agosto per chiedere aiuto è stata sicuramente smistata alla nostra centrale, perché unica, dai carabinieri di Lagonegro, ma è impossibile geolocalizzarla, è possibile visionare solo il numero di telefono del chiamante» ha detto all'Adnkronos la dottoressa di turno, medico di centrale del servizio 118 emergenza urgenza.
Martedì 20 Agosto 2019, 15:33
© RIPRODUZIONE RISERVATA