Segregato in casa e picchiato a morte da baby gang, i vicini: «Subiva violenze da almeno sette anni»

Segregato in casa per giorni e picchiato a morte, i vicini: «Subiva violenze dal 2012»

Secondo alcuni vicini di casa, il 66enne di Manduria (Taranto) morto il 23 aprile scorso all'ospedale Giannuzzi e vittima di una serie di aggressioni e violenze da parte di una baby gang, era diventato bersaglio dei bulli sin dal 2012. Dichiarazioni che sono al vaglio delle due procure che si occupano della vicenda. In 12 sono stati iscritti nel registro degli indagati dal procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale dei minori, Pina Montanaro. I due maggiorenni, di 19 e 22 anni, sono indagati dal pubblico ministero Remo Epifani della Procura della Repubblica ordinaria.

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Oggi è prevista l'autopsia da parte del medico legale di Bari, Liliana Innamorato, ma ci vorranno ulteriori esami di laboratorio per stabilire se la morte del 66enne sia stata causata dai traumi subiti a seguito delle aggressioni subite o, ad esempio, dallo stato di prostrazione e di degrado in cui l'anziano era caduto dopo essere stato bullizzato.


Al momento si procede per i reati di omicidio preterintenzionale in concorso, lesioni personali, danneggiamento, minacce e violazione di domicilio, ma il capo d'imputazione - come ha spiegato dall'avvocato Lorenzo Bullo, che assiste cinque minori e uno dei maggiorenni indagati, «è provvisorio». «L'ultimo episodio di percosse che si ipotizza - ha detto ancora - risalirebbe a febbraio. Il decesso è avvenuto a distanza di settimane. E anche in relazione alla contestazione dello stalking, si parla di presunti episodi che sono scollegati. Non abbiamo ancora alcun elemento per valutare la fondatezza o meno di queste imputazioni».
Venerdì 26 Aprile 2019, 16:14
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