Scuola, il governo “boccia” le Regioni: studenti tutti in classe tra il 7 e il 10
di Lorena Loiacono

Scuola, il governo “boccia” le Regioni: studenti tutti in classe tra il 7 e il 10

Ma è scontro sulla Dad per i no vax. I presidi: è discriminatoria

Si torna in classe, senza rinvii. Il Governo tira dritto per la didattica in presenza, rispedendo al mittente, di fatto, le richieste di alcune Regioni che avrebbero preferito restare in didattica distanza per qualche giorno. Ma la linea governativa è chiara fin dal primo giorno: si resta tra i banchi, il più possibile. Quindi la ripresa non subirà variazioni: si rientra in presenza tra il 7 e il 10 gennaio in base ai calendari regionali.

 

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LE RICHIESTE. Dalle Regioni sono arrivate richieste differenti, in base alle diverse situazioni: il Veneto avrebbe voluto decidere per un eventuale rinvio della scuola in presenza, a ridosso dell’Epifania: non sarà così. L’Abruzzo utilizza il 7 e 8 gennaio per fare i tamponi mentre la Campania di de Luca ha chiesto di restare in dad per 10-20 giorni per accelerare con la campagna vaccinale tra i piccoli, tra i quali il virus sta correndo.

 

MISURE DI PROTEZIONE. Tra le nuove misure messe in campo dal Governo ci sono le mascherine Ffp2 per i docenti a contatto con studenti che non indossano la mascherina per motivi di salute o perché hanno meno di 6 anni: una prima parte di mascherine arriverà entro il 10. Le scuole sono in attesa di sapere come procedere con le nuove quarantene: i ragazzi vaccinati, con due positivi in classe, potrebbero restare in presenza mentre i non vaccinati andrebbero in dad. Una differenziazione che ha sollevato non poche polemiche: «Siamo contrari – spiega il presidente dell’Associazione presidi di Roma, Mario Rusconi - sarebbe una discriminazione». Sul piede di guerra anche i sindacati: «Intollerabile», tuona la Uil scuola. Oggi sindacati della scuola incontreranno il ministro Bianchi, la ripresa in sicurezza sarà il tema più caldo anche per il Consiglio dei ministri di domani.

 

L’ALLARME DEI PEDIATRI. La ripresa delle lezioni fa infatti alzare l’allerta, visto che i contagi dilagano tra i più giovani: nell’ultima settimana, infatti, circa un contagio su quattro riguarda gli under 20. In un mese i ricoverati tra gli under 19 sono aumentati di quasi 800 unità, passando da 8632 a 9423. «Nelle ultime settimane - spiega la presidente della Sip, Società italiana di pediatria, Annamaria Staiano - oltre all’aumento dell’incidenza nei bambini 6-11 anni si è avuta un’impennata tra i giovani di 16-19 anni, per i quali la dose booster è partita solo da 10 giorni. Mentre i vaccini tra i bambini di 5-11 anni sono al 9,23%: hanno avuto la prima dose 340mila bambini su una platea di 3 milioni».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 5 Gennaio 2022, 08:04
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