Don Antonio Coluccia il prete-coraggio che combatte la droga a San Basilio: «Io, tra i diseredati di Roma, minacciato di morte dai criminali»
di Mario Fabbroni

Roma, don Antonio Coluccia il prete-coraggio che combatte la droga a San Basilio: «Io, tra i diseredati della Capitale, minacciato di morte dai criminali»

«La mano che ha accoltellato padre Roberto, il prete degli ultimi, è come se avesse “accoltellato” il Vangelo. E anche tutti i poveri». 

Don Antonio Coluccia, 45 anni, predica in prima linea pure lui: quartiere San Basilio a Roma, dove dominano le cosche della droga. Un fortino spesso impenetrabile anche per le forze dell’ordine, intere famiglie che vivono di spaccio. 

Lei fa la guerra ai boss della droga armato solo della parola di Cristo: ha mai avuto davvero paura? 
«Diciamo che mi sono trovato spesso in condizioni di estrema difficoltà. Certa gente non scherza, mi creda». 

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Eppure, com’è accaduto per padre Roberto a Como, un “sacerdote di prossimità” come lei non arretra di fronte al rischio.
«Padre Roberto aiutava gii ultimi, l’ha fatto fino alla fine della vita. Un martire, come tanti: il Vangelo avrà sempre i suoi martiri». 

Con le sue iniziative nella Roma degradata di San Basilio, lei è il “nemico” di tanti traffici illeciti, di quelle famiglie criminali che lottano contro lo Stato. Viene minacciato spesso?
«Si. Ho ricevuto molte intimidazioni. Minacce pesanti, anche di morte. Ma bisogna far arretrare gli spacciatori, ad ogni costo». 

Però serve un miracolo, non crede? 
«A volte accadono anche piccoli episodi che possono provocare reazioni importanti».

Cosa vuol dire? 
«Proprio a Ferragosto stavo qui, su un muretto della piazza di spaccio più fiorente d’Europa, a San Basilio. Scrivevo al cellulare. Si ferma una bella ragazza, ben vestita, italiano parlato decisamente bene e mi chiede: “Per caso hai 50 euro di cocaina?”. Allargo le braccia e rispondo di getto fissandola negli occhi: “No, qui io spaccio solo Gesù Cristo. Funziona molto di più, te lo consiglio. Ed è pure gratis...». 

E la ragazza? 
«Solo in quel momento ha capito di aver chiesto la droga a un prete. Ha farfugliato un “mi scusi, l’ho scambiata per un’altra persona”. Fuggita. Ma forse sono riuscito a farla riflettere su come, con la cocaina, stava buttando la sua vita». 

Ora che sta succedendo a San Basilio, il suo fronte di guerra? 
«Ho ricevuto in assegnazione alcuni beni sottratti alla mafia e sto aprendo una palestra sociale di pugilato. Mi danno una mano le Fiamme Gialle insieme ai volontari che animano l’Opera di San Giustino, di cui sono fondatore». 

Chiede qualcosa alle istituzioni? 
«Un prete di frontiera fa il suo difficile lavoro, ma non può sostituirsi alle istituzioni». 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Settembre 2020, 09:07
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