Riconoscimento facciale per ordine pubblico, il Garante privacy boccia il "grande fratello"
di Paolo Travisi

Riconoscimento facciale per ordine pubblico, il Garante privacy boccia il "grande fratello"

Riconoscimento facciale da parte di operatori di ordine pubblico? Il Garante per la privacy dice no alla proposta del Ministero dell'Interno e non autorizza l'utilizzo di Sari Real Time, il sistema che consentirebbe l'identificazione automatica di un volto umano, attraverso il confronto con database.

Il paragone con il Grande Fratello di George Orwell è l'accostamento più immediato, del sistema che permette di analizzare in tempo reale le immagini riprese da una telecamera in una determinata area geografica sottoposta ad osservazione per motivi di ordine pubblico, con un archivio fotografico contenente fino a 10 mila volti. L'algoritmo intelligente di Sari eseguirebbe il "match", il confronto ed in caso di riscontro invierebbe un alert agli operatori di polizia.

Netta la posizione del Garante al riguardo. “Oltre ad essere privo di una base giuridica che legittimi il trattamento automatizzato dei dati biometrici per il riconoscimento facciale a fini di sicurezza, realizzerebbe  per come è progettato una forma di sorveglianza indiscriminata/di massa...che può riguardare anche persone presenti a manifestazioni politiche e sociali, che non sono oggetto di ‘attenzione’ da parte delle forze di polizia”.

Il sistema sarebbe utilizzato, qualora venisse attivato, per attività di prevenzione e repressione dei reati, e non userebbe in nessun modo le immagini non pertinenti all'indagine, acquisite dalle telecamere installate in una determinata area. Anzi le immagini sarebbero cancellate, anche perché il sistema non è solo in grado di fare analisi in real time, ma anche di registrarle. E sulla questione privacy, il Garante ha espresso più di un dubbio.

"È proprio a causa della loro forte interferenza con la vita privata delle persone che la normativa in materia di privacy stabilisce rigorose cautele per i trattamenti di dati biometrici e per particolari categorie di dati (ad esempio, quelli idonei a rivelare opinioni politiche, sindacali, religiose, orientamenti sessuali), i quali devono trovare giustificazione in una adeguata base normativa. Base normativa che non è stata rinvenuta nella documentazione fornita dal Ministero dell’interno".

Dello stesso parere anche l'Unione Europea, che non intende essere accostata alla Cina, dove i sistemi di riconoscimento facciale o di identificazione biometrica in remoto vengono utilizzati su scala massiccia per controllare la popolazione. Nello specifico, la Commissione Europea, ritiene "ad alto rischio" i sistemi di identificazione biometrica in remoto, ritenendo indispensabile una severa regolamentazione che li probisca in "linea di principio" in luoghi accessibili al pubblico. Nella proposta di regolamento per armonizzare le regole europee sull'intelligenza artificiale, la Commissione ne ipotizza l'impiego, solamente con il via libera di un organo giudiziario, per una ristretta casistica di emergenze.

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Aprile 2021, 16:06
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