Uccise Alessandro Polizzi, ergastolano torna in libertà. L'ira dei familiari: «Doloroso e incomprensibile»

Uccise Alessandro Polizzi, ergastolano torna in libertà. L'ira dei familiari: «Doloroso e incomprensibile»

Sette anni dopo l'omicidio di Alessandro Polizzi e il tentato omicidio della fidanzata Julia Tosti, torna in libertà l'uomo che uccise il giovane, ovvero Riccardo Menenti: condannato all'ergastolo per l'omicidio di Alessandro e per quello tentato di Julia, lo scorso 10 gennaio è uscito dal carcere di Terni, per decorrenza dei termini.

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La Corte d'Assise d'Appello di Firenze infatti, nella sentenza emessa il 19 giugno 2019, aveva indicato proprio la data del 10 gennaio per la sua scarcerazione nel caso non fosse nel frattempo intervenuta una sentenza definitiva: nel frattempo non c'è stata altra pronuncia e Menenti è dunque uscito dal carcere. Alessandro Polizzi fu ucciso a 24 anni a colpi di pistola in un appartamento di via Ricci a Perugia nel marzo del 2013.



A raccontare quanto accaduto, quest'oggi, è il Corriere dell'Umbria. Dopo i ricorsi in Cassazione presentati dagli avvocati di Riccardo e Valerio Menenti, l'udienza deve essere ancora fissata: i suoi legali chiedono per lui il riconoscimento delle attenuanti generiche. Riccardo Menenti era stato condannato lo scorso 19 giugno insieme al figlio Valerio, riconosciuto colpevole del reato di concorso materiale e morale e condannato a 16 anni di carcere.

I FAMILIARI DI ALESSANDRO: INCOMPRENSIBILE «Doloroso e incomprensibile per i familiari aver appreso che l'assassino di Alessandro è libero dopo poco più di sei anni». Lo dice all'Adnkronos Nadia Trappolini, legale della famiglia di Alessandro Polizzi, commentando la scarcerazione. «Ci auguriamo ora - aggiunge il legale -che il processo davanti alla Cassazione si celebri in tempi rapidissimi. Si possa finalmente mettere la parola fine allo strazio della famiglia di Alessandro. Ci aspettiamo una conferma della condanna».

«Riccardo Menenti pentito? Non ci risulta. In tanti anni - racconta l'avvocato Trappolini - non c'è stato mai un segnale: nelle aule di giustizia siamo stati fianco a fianco ma nemmeno uno sguardo. A parte le parole di circostanza pronunciate davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze Corte d'Assise, che secondo i genitori della vittima sono state strumentali, volte all'ottenimento delle attenuanti, non ha mai chiesto scusa. Ben più grave il fatto che non si sia mai pentito. Un ulteriore dolore per i familiari». 


IL LEGALE: "E' PENTITO"  «Riccardo Menenti in sei anni e mezzo è stato un detenuto modello: ha studiato sostenendo esami universitari, ha lavorato, non ha mai ricevuto un rimprovero. Pentito già da tempo, è cambiato profondamente. Ora fuori dal carcere, vive con ansia l'attesa di un nuovo verdetto che potrebbe cambiargli notevolmente la vita». Così l'avvocato Giuseppe Tiraboschi, difensore di Riccardo Menenti.

Il suo assistito, ricorda il legale all'Adnkronos, «è tornato in libertà da qualche giorno per decorrenza del termine della misura cautelare». La sentenza dell'Appello-bis, celebrato a Firenze ha confermato le condanne ma ha ridotto la pena (16 anni e mezzo) al figlio di Riccardo, Valerio Menenti, per concorso in omicidio. «Abbiamo presentato ricorso in Cassazione ma l'udienza non è stata ancora fissata - spiega Tiraboschi - Chiediamo per Riccardo il riconoscimento delle attenuanti generiche e quindi un diverso conteggio della pena». Che, ipoteticamente, potrebbe prevedere tra i 27 e i 30 anni. Comunque non sarebbe più ergastolo.

Tiraboschi punto il dito contro la sentenza di Firenze, a suo giudizio «labile, contraddittoria, striminzita»: il delitto «o efferato o non lo è, non può esserlo a seconda di casi se prendiamo in considerazioni aggravanti e attenuanti. Nonostante l'eliminazione delle aggravanti, è stato mantenuto l'isolamento diurno per 18 mesi. E comunque, a marzo fanno sette anni dalla vicenda, potevamo chiudere questo capitolo in Corte d'Assise a Firenze e invece no. Ora vedremo in Cassazione».

Giovedì 16 Gennaio 2020, 13:31
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