Regioni zona arancione, da domani anche Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria. L'Iss: «Situazione grave»
di Simone Pierini

Regioni zona arancione, da domani anche Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria. L'Iss: «Situazione grave»

La maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario 3 ma in alcune regioni la velocità di trasmissione del virus viaggia con uno scenario 4 (il più alto). A evidenziarlo è il monitoraggio settimanale redatto dell'Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute che conferma una situazione «complessivamente e diffusamente molto grave». Per questo il ministro Speranza ha firmato l'ordinanza che ha istituito altre cinque regioni in zona arancione: Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria. Da domani in queste aeree entrerà in vigore la chiusura per l'intera giornata dei servizi di ristorazione, verrà attivata la didattica a distanza per le scuole superiori e saranno vietati gli spostamenti extra regione. Consentiti invece quelli interni, purché all'interno del comune di domicilio o di residenza. Conferma ufficiale anche per la zona rossa nella provincia di Bolzano con l'Alto Adige che pensa di applicare addirittura un lockdown duro. Attesa per oggi invece la decisione sulla Campania che balla ancora tra gialla e arancione.

 

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I DATI Con il consueto calo dei tamponi del weekend (ieri 147.725 contro i 191.144 di domenica) il dato del contagio giornaliero è sceso a 25.271 casi positivi in più. Numeri superiori a lunedì scorso quando ne furono registrati 22.253. Non scende invece il rapporto tra positivi e casi testati che è superato la soglia del 28%. Sono altri 356 invece i decessi (123 in più rispetto a sette giorni fa), con il totale che ha raggiunto quota 41.750. Sale di altre cento unità il numero di posti letto occupati in terapia intensiva (ora arrivato a 2.849) e di 1.196 il dato dei ricoveri in altri reparti (che ora sono 27.636).

 


L'ALLARME DI GALLI «Non c'è alcun dubbio che la situazione sia ampiamente fuori controllo» e l'appello dell'Ordine dei medici che ha chiesto ieri il lockdown in tutta Italia «in realtà esprime un parere che è assai generalizzato tra i medici del nostro Paese. E quelli che hanno parere diverso, lo hanno per motivi loro, non sulla base di un dato scientifico o di realtà». È l'allarme (l'ennesimo) lanciato ai microfoni di Agorà da Massimo Galli, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'ospedale Sacco. I dati - ha sottolineato - «mostrano un costante incremento della diffusione dell'infezione e non siamo ancora alla riduzione del fenomeno». Per questo, «le misure adottate vanno applicate con estrema attenzione ed efficacia, se non vogliamo trovarci in una situazione ancora più complessa in brevissimo tempo».


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Ultimo aggiornamento: Martedì 10 Novembre 2020, 12:21
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