Elisabetta, i 70 anni di corona della Regina che infine imparò a sorridere

Il Regno e i figli, l'amore e gli scandali. La vita in chiaroscuro di una donna che ama i colori

Elisabetta, i 70 anni di corona della Regina che infine imparò a sorridere

di Totò Rizzo

Provate a reggere insieme, contemporaneamente, per 70 anni, un regno e una famiglia: 150 milioni di sudditi, terrorismo separatista e vecchie grane coloniali, una dozzina di primi ministri, viaggi di Stato, parate militari e nastri da tagliare, una vita ufficiale e un’altra privata (si fa per dire) tra madri svanite, sorelle scapestrate, mariti fidati ancorché infedeli, figli-grattacapo per non dire delle nuore, nipoti ribelli. Elisabetta II d’Inghilterra (anche Alexandra e Mary, per pochissimi Lilibeth) da quel 1952 che la catapultò, poco più che ragazza, sul trono, ha fatto proprio un lavoraccio, alla faccia dell’ironia sui cappellini, i soprabito pastello, i welsh corgi che la seguono zampettando sui tappeti di Buckingham, gli adorati pony, la giubba rossa per la caccia alla volpe quando ancora si cacciava.

Elisabetta, tavolate pubbliche ed Elton John: gli inglesi s’inchinano alla sovrana

TUTTO PER IL REGNO. Pensate a una giovane moglie in vacanza col marito in Kenya – a occhi curiosi di giorno e languidi al tramonto – cui una brusca telefonata impone di tornare a Londra: il padre, Giorgio VI, è morto, lei si ritrova una corona in testa. Mai le sarebbe stata imposta se non fosse stato per la passione di zio Edoardo per la divorziata Wally Simpson, e per la sua successiva abdicazione.

COMPAGNI DI VITA. L’amore, d’altronde, in quella dinastia, scombicchera sempre convenienze regali e Storia. Prendete la stessa Elisabetta: “punta” Filippo che ha appena 14 anni, lui cinque in più. Lo vuole, fortissimamente lo vuole. Lui è bellissimo, lei no, mai stata bella ma comunque 160 centimetri di grazia. Papà e mamma si oppongono: lui ha sì natali principeschi ma per rocamboleschi rovesci della sorte è più spiantato di Paolino Paperino. Non c’è verso, lo sposa. E con Filippo dura una vita, 74 anni insieme e la prima volta che la si vede spalle curve e capo chino, nel nero vedovile, è ai funerali di lui, il braccio al quale non può più sorreggersi, sorrisi d’intesa o sguardi di rimbrotto consegnati all’archivio, le serate davanti alla tv, lei freddolosissima, costretta al plaid perché lui è insofferente anche a una stufetta (e pure un po’ tirato sui consumi a Palazzo). Forse non uno stinco di santo ma lei glissa perché comunque è il marito ideale, il principe consorte sempre al servizio della Corona e della coronata.

FIGLI E SPINE. Non è quella che si dice una madre ideale, è pur sempre un capo di Stato, ha a che fare con gente come Churchill e Thatcher, Blair e Johnson, statisti burberi e iron woman, riformisti da barricate parlamentari e pasticcioni da partygate. Anche i figli però, almeno i primi tre, non sono perfetti: Carlo non è un’aquila, preso più dalle sue passioni che dalla voglia di studiare da re, primo matrimonio tribolato e tragico e secondo che ha lo stesso aspetto di un cappotto rivoltato; Anna, principessa da scandalo a corte, doppie nozze pure lei e passioni esplose sugli amati campi ostacoli; Andrea, malsposato anch’egli, prima altero ufficiale di Marina, guerriero nelle Falkland, poi sessantenne imbolsito nella polvere di uno scandalo sessuale con un compare finanziere smanaccione. Lilibeth non lo ha mai ammesso ma si sa: Andrea è il prediletto, anche più di Edoardo, l’ultimogenito, che paradossalmente nel suo low profile borghese è il più compostamente regale di tutti.

SOVRANA IN NERO. Dicono sia “a sangue freddo”, la regina. Mica vero. Fatta la tara al protocollo, qualche risata le scappa, specie di fronte a figli, nipoti e pronipoti in età in cui non possono ancora impensierirla, per improvvise marachelle o battute estemporanee davanti a obiettivi o cineprese. Qualche lacrima: pubblica, oltre che per l’ultimo saluto a Filippo, per l’addio a Margaret, sorella turbolenta da tabloid del gossip, bacco e tabacco a fiaccarle il fisico, o privata, per il commiato dalla “regina madre”, personaggio di indomabile simpatia, che scivola centenaria nel sonno eterno tenendole la mano. Niente lacrime per Diana, invece, solo règia compostezza per tutelare il dolore degli orfani e un serrar rabbioso di labbra, invece, dopo la famosa intervista tv del menage à trois («in quel matrimonio eravamo in tre» disse la Spencer alludendo a Camilla). La stessa stizza che non sa nascondere di fronte alle foto dell’altra nuora, la Ferguson che, non ancora divorziata, viene beccata in topless mentre si fa suggere l’allucione da un texano miliardario.

SOVRANA A COLORI. A fugare questi nuvoloni grigi, le sue leggendarie mise, i soprabito fra tutte: pervinca, giallo, verde mela o mandorla, celeste manto di Madonna, glicine, pesca, avion, carta da zucchero e via intingendo su una tavolozza impazzita. Stessa sarta da mezzo secolo, Angela Kelly. Cappellini in tinta, of course, se ne contano 700; negli anni, per fortuna, sono stati via via estirpati inutili ornamenti: piume, penne, coccarde, velette (mentre nuore e nipoti si sono sempre più lanciate in orribili soppalchi che neanche una sanatoria edilizia). Accessori anche quelli sempre uguali: scarpe tacco basso e borsette con manico. Dicono, esagerando, che l’imperituro outfit elisabettiano – ovvero quell’immagine, quell’effige, quell’icona – sia il vero pilastro della monarchia, rassicuri i sudditi, ne cementi l’affetto. Sarà. Un po’ come quelle scaramantiche 5 sterline che, vox populi, sono l’unico tesoro che si porta appresso quando esce: giuste per un muffin e un caffè.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 10 Giugno 2022, 14:48
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