Referendum giustizia, cosa prevede il terzo quesito (scheda gialla) sulla carriera dei magistrati

Cosa potrebbe cambiare sulle carriere dei magistrati. Le ragioni del sì e quelle del no

Referendum giustizia, cosa prevede il terzo quesito (scheda gialla) sulla carriera dei magistrati

Giustizia, cosa prevede il secondo quesito del referendum promosso da Radicali e Lega per cui si voterà domenica prossima, 12 giugno 2022. Sulla scheda gialla, il terzo quesito riguarda la carriera dei magistrati: ecco di cosa si tratta.

Referendum giustizia, il nodo quorum

Occorre innanzitutto ricordare che, il referendum è di tipo abrogativo (si propone di cancellare parti o intere leggi già esistenti), e che è necessario raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto affinché sia valido. La Corte Costituzionale ha ammesso i cinque quesiti referendari in tema di giustizia: il terzo, presente sulla scheda gialla, riguarda la carriera dei magistrati.

Referendum giustizia, cosa cambierebbe per la carriera dei magistrati

Il terzo quesito del referendum sulla giustizia riguarda la carriera dei magistrati e, in particolare, la separazione delle loro funzioni. I magistrati, durante la loro carriera, possono passare dalla funzione di pubblico ministero (cioè gli inquirenti che rappresentano l'accusa) a quella di giudice (che devono giudicare, al di sopra delle parti, in fase di processo). Allo stesso modo, oggi i magistrati possono passare dalla funzione di giudice a quella di pm. Tutto questo per un massimo di quattro volte, previo trasferimento di Regione. Il referendum propone di separare queste funzioni: a inizio carriera, il magistrato dovrebbe scegliere una volta per tutte se assumere la funzione di inquirente o di giudicante.

Il terzo quesito del referendum sulla giustizia interviene in maniera ancora più radicale rispetto a quanto prefissato dalla riforma Cartabia: la proposta dell'attuale Guardasigilli è di ridurre, per quanto riguarda la giustizia penale, i passaggi da quattro a uno e solo nei primi dieci anni di carriera.

Referendum giustizia, le ragioni del sì

Secondo i promotori del referendum, separare le carriere dei magistrati permetterebbe di rendere il sistema giudiziario più efficiente ed equilibrato perché verrebbe garantito un giudice davvero "terzo" e trasparente nei ruoli. La mancata separazione delle carriere, secondo i promotori del referendum, avrebbe aperto a conflitti di interesse e a un corporativismo che farebbe venir meno la giusta contrapposizione tra i poteri.

Referendum giustizia, le ragioni del no

Chi è contrario sostiene invece che la separazione delle carriere dei magistrati renderebbe più facile il controllo della politica sui pm. Per i sostenitori del no al referendum, una formazione e un percorso iniziale comune a pm e giudici garantisce che i pubblici ministeri diventino "avvocati della politica".


Ultimo aggiornamento: Giovedì 9 Giugno 2022, 07:09
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