Lo chef Pietro Parisi: «Il reddito di cittadinanza mi ha rovinato, i lavapiatti ora se ne stanno a casa»
di Simone Pierini

Reddito di cittadinanza, lo chef Pietro Parisi: «Mi ha rovinato, i lavapiatti ora se ne stanno a casa»

«Con il reddito di cittadinanza la gente che lavorava, la manovalanza, i lavapiatti, gli uomini delle pulizie, sono spariti. Se ne stanno a casa, lavorano solo nei week end, se gli va. Tanto guadagnano lo stesso». Lo denuncia lo chef Pietro Parisi, il «cuoco contadino» che ha lasciato le cucine più esclusive per tornare alla sua terra, nel vesuviano. In un'intervista rilasciata a Claudio Rizza del quotidiano Il Dubbio Parisi racconta le difficoltà nel trovare personale per il suo ristorante. I giovani, i disoccupati, si accontentano del reddito di cittadinanza "arrotondando" con qualche lavoretto nel weekend. E le sue cucine si stanno svuotando dell'anima, coloro che permettono ai cuochi di esprimere il loro talento e deliziare i clienti.  

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Lo chef entra nel dettaglio, rilanciando numeri e strategia per sopravvivere senza lavorare. «Succede che chi guadagnava 900 euro al mese, lavando i piatti, facendo le pulizie, insomma gli uomini di fatica, la manovalanza che è la ricchezza di un ristorante perché senza di loro camerieri, cuochi e chef poco possono fare, ora se ne sta bellamente a casa - spiega Parisi - Hanno ottenuto il reddito di cittadinanza, chi 600, chi 700, e se ne guardano bene di sfacchinare tutta la giornata. A’ cazzimma ormai la fa da padrona».

Con pochi giorni di lavoro "non ufficiale" riescono a superare i mille euro di stipendio. «Rinunciano al lavoro fisso e puntano tutto sugli extra - aggiunge lo chef - I sabati e le domeniche il lavoro si trova facilmente, soprattutto ora che manca la manodopera e siamo nella stagione delle ferie estive. Nu guaglione che ti fa un turno nel weekend prende 50 euro. Se di domenica fai mattina e sera ne prendi 100. Bastano quattro domeniche e arrivi a 400 euro più i sei-settecento del reddito di cittadinanza, eccolo lì che guadagni più di prima lavorando quattro giorni al mese. Poi se fatichi un po’ pure di sabato diventi “ricco”, si fa per dire, il reddito di cittadinanza è una pacchia».

Un "sistema" rischioso per entrambi, sia per il lavoratore che per il datore. «Certo, intanto se ti beccano che fai lavorare uno che percepisce il reddito di cittadinanza passa i guai lui ma li passi pure tu, devi spiegare perché non lo hai messo in regola - sottolinea - Lui naturalmente non vuole, perché sennò addio reddito. C’è naturalmente chi se ne approfitta per non pagare i contributi, e rischia».

Parisi trova anche una definizione di questa situazione ambigua. «Sono in ferie di cittadinanza perché il lavoro c’è, ora mancano i lavoratori. Le aziende di servizi, che hanno manovalanza, sono nelle stesse condizioni - dice ancora - Qui, nel napoletano, è un grosso problema. Ad un operaio edile il lavoro extra non manca: sui grossi lavori c’è sempre richiesta supplementare di manodopera. Basta che ti fai un servizietto a settimana, vai ad aggiustare qualcosa in un appartamento, fai le mattonelle nel bagno, ecco che tiri fuori la giornata e sommi al reddito - conclude - Ma sto reddito non dovrebbe durare in eterno».
Mercoledì 10 Luglio 2019, 12:12
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