Ragazzo inglese rapito, i quattro arrestati negano tutto: «Era una messa in scena concordata con lui»

Ragazzo inglese rapito a Macerata, i quattro arrestati negano tutto: «Era una messa in scena concordata con lui»

Tutti gli accusati sono ai domiciliari, ma ribadiscono: «Gli abbiamo solo prestato dei soldi che lui non voleva ridarci»

Rubens Belioga Gnaga, 18 anni, uno dei 4 arrestati per il sequestro del turista britannico Patrick Sam Kourosh Demilecamps, liberato due giorni fa a Monte San Giusto (Macerata), ha risposto alle domande del gip parlando di una messa in scena concordata con la vittima stessa.

 

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«Macché - ha spiegato l'imputato -. Si è trattato di finzione per convincere la famiglia dell’inglese a spedirci 7.000 euro per saldare un debito». Dunque, la presunta banda dei quattro rifiuta l’accusa fatta dal ragazzo inglese di 25 anni che ha raccontato di essere stato portato nelle Marche e preso a pugni e calci, aggredito da colpi di fucile usati per il softair e stordito con una scarica del taser e con dello spray al peperoncino.

 

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«Gli abbiamo solo prestato dei soldi che lui non voleva ridarci - hanno ripetuto in coro gli accusati Gnaga, Dona Conte e Ahmed Rajraji -. E gli abbiano detto di chiederli ai suoi genitori. Diceva di essere ricco».

Come riporta il Corriere della Sera, Aurora Carpani, la ragazza di uno dei tre, anche lei arrestata, sostiene che non era a conoscenza del rapimento: al momento del blitz dei Ros, infatti, la ragazza stava dormendo sul divano perché aveva male ad un dente. «Mi trovavo in quella casa perché c’era il mio ragazzo - dice -. Non sapevo ci fosse pure l’inglese».

Al momento, gli arrestati sono ai domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per la ragazza domiciliari, ma senza braccialetto. Gli inquirenti starebbero cercando anche una quinta persona, un altro giovane coinvolto nella vicenda.

Dunque, rapimento o finzione? Non sono ancora chiare le dinamiche dell'accaduto, ma la notizia non è passata inosservata: ha fatto il giro del web ed è stata riportata da tutti i principali quotidiani nazionali.

In primis, ha colpito la biografia del ragazzo inglese rapito, poco più che ventenne, residente in un sobborgo di Leeds, a suo dire figlio di un manager di una società di biotecnologie, che era in Italia per un tour vacanziero iniziato ai primi di giugno a Bologna. Di lì, è stato a Rimini, a Riccione, Bari, San Benedetto del Tronto, Senigallia, Forlì, Cesena, Roma, Napoli, Sicilia, Costiera Amalfitana e Firenze, dove sarebbe stato rapito dai tre ragazzi. La prigionia è durata otto giorni. Patrick è stato ritrovato mercoledì pomeriggio scalzo, in manette, chiuso al buio in una stanza con dei mobili appoggiati davanti alle finestre, avanzi di cibo sparsi sul pavimento.

Gli indagati, invece, non sono amici di vecchia data: si sono conosciuti questa estate, a Civitanova Marche. Andavano alle feste insieme, cenavano insieme. Secondo Gnaga il giovane inglese avrebbe chiesto un prestito, fino ad arrivare alla somma di 7 mila euro, millantando di essere ricco

Nell’appartamento i carabinieri hanno ritrovato il suo bagaglio. Secondo Patrick conteneva una collana, un bracciale e due orecchini di diamante di cui si sono perse le tracce. Ha dichiarato di aver utilizzato un telefono che gli avevano messo a disposizione i rapitori. Ed è proprio mentre lo utilizzava per chiedere il riscatto che è riuscito a inviare un messaggio alla famiglia, fornendo la sua posizione con un screenshot da Google Maps.

L’avvocato difensore di Aurora, Marco Fabiani, ne parla come di una giovane donna distrutta. Convinta che la sua vita sia marchiata, rovinata per sempre. Aurora ha 21 anni, un diploma di estetista, figlia unica, famiglia di normali lavoratori. «Non c’entro nulla con questa storia - dichiara la ragazza -. Non ne sapevo niente. Dormivo sul divano. Erano le due del pomeriggio. La notte non avevo chiuso occhio. Mi faceva male un dente».


Ultimo aggiornamento: Sabato 16 Ottobre 2021, 10:57
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