Poliziotti uccisi a Trieste, Alan Sorrenti manda fiori per Pierluigi e Matteo: «Sarete sempre figli delle stelle»

Poliziotti uccisi a Trieste, Alan Sorrenti manda fiori per Pierluigi e Matteo: «Sarete sempre figli delle stelle»

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due poliziotti uccisi venerdì scorso nella Questura di Trieste, non erano semplici colleghi. La loro è infatti una storia di grande amicizia, al punto da fare coppia fissa anche durante i turni di pattuglia e scegliere un soprannome ispirato a una celebre hit di Alan Sorrenti: "figli delle stelle". È anche per questo che il cantautore ha deciso di omaggiare la memoria dei due agenti caduti mentre compivano il loro dovere.

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Ad Alan Sorrenti non è sfuggito il video pubblicato due giorni fa dalla Polizia di Stato, in cui Matteo e Pierluigi scherzavano coi colleghi e si autodefinivano "figli delle stelle". Un fan e amico del cantautore, di professione poliziotto, gli ha raccontato la vicenda e per questo Alan Sorrenti ha deciso di inviare alla Questura di Trieste un mazzo di fiori con le condoglianze e un messaggio dedicato ai due giovani agenti: «Sarete sempre figli delle stelle».

All'AdnKronos, Alan Sorrenti ha spiegato: «Quella canzone, che raccontava dei miei incontri notturni e dei continui voli tra l'Italia e Los Angeles, che mi tenevano sospeso in cielo, aveva un ritornello in cui probabilmente si sono riconosciuti, perché sembra l'espressione musicale della loro missione. E a leggere il ritornello, alla luce di quanto accaduto, vengono i brividi: "Noi siamo figli delle stelle, figli della notte che ci gira intorno, noi siamo figli delle stelle, non ci fermeremo mai per niente al mondo, noi siamo figli delle stelle, senza storia, senza età, eroi di un sogno, noi stanotte figli delle stelle, ci incontriamo per poi perderci nel tempo"».

Il cantautore, poi, aggiunge: «Sono buddista, credo nella circolarità delle cose. Avevano dei volti così belli, si vede che erano bravi ragazzi che credevano profondamente nella loro missione e la affrontavano con gioia. Purtroppo, poi ci sono atti di follia, imprevedibili e ingestibili ma su cui la società dovrebbe interrogarsi profondamente. C'è una rabbia incontenibile che se non viene riconosciuta e incanalata, trova fughe e gesti incontenibili. In questo senso, è vero che questi ragazzi sono vittime di un sistema che non funziona. L'unica cosa che posso dire davanti a tanta sofferenza che ha colpito amici e familiari è che mi piace pensare che quella mia canzone li abbia avvicinati alle stelle, nel senso più bello e alto».
Martedì 8 Ottobre 2019, 12:02
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