Politica e case: dalla ministra Trenta all'attico al Colosseo di Claudio Scajola. Senza dimenticare Taverna, D'Alema, Polverini e Fini. Tutti gli scandali bipartisan
di Marco Esposito

Politica e case: dalla ministra Trenta all'attico al Colosseo di Claudio Scajola. Senza dimenticare Taverna, D'Alema, Polverini e Fini. Tutti gli scandali bipartisan

Alla fine ha ceduto. Ha rinunciato alla “casa di rappresentanza”, anche se a malincuore. La ex ministra della difesa Elisabetta Trenta del M5S ha annunciato che lascerà l’appartamento di 180 metri quadrati nel quartiere San Giovanni a Roma, che le fu assegnato quando faceva parte del primo Governo Conte. Un attico in cui la ministra ancora abita e che era stato assegnato, alla fine dell’incarico governativo, al marito militare.
«Ne ho bisogno - aveva provato a giustificarsi, facendo invece inviperire una buona parte dell’opinione pubblica italiana - faccio una vita di rappresentanza, mi serva un’abitazione grande». Una difesa che non è servita a far cambiare parere ai suoi colleghi del M5S - ad iniziare dal capo politico Luigi Di Maio - che le hanno chiesto incessantemente di lasciare subito la casa. Così proprio ieri Elisabetta Trenta ha annunciato che il marito ha già ufficialmente rinunciato all’abitazione. 

Ma non è certo la prima volta che un politico finice sulla graticola per una bella casa. È accaduto a molti politici, sia di centrodestra sia di centrosinistra. 

In principio fu Massimo D’Alema: Il Giornale rivelò che l’allora segretario del Pds si era visto assegnare una casa dell’Inpdap, a Via Trastevere, in via Benedetto Musolino, al prezzo di circa un milione di lire al mese. Un canone molto basso, anche per l’ormai lontano 1995.

Nella memoria degli italiani è ancora vivida la vicenda della casa riguarda Scajola. L’allora ministro per le attività produttive viveva in una bellissima casa vista Colosseo che aveva pagato poco più di 600mila euro. I giornali dell’epoca spiegarono che, in realtà, una parte di quella casa - eccendente i 600mila euro - fu pagata dall’imprenditore Diego Anemone. Si scatenò un enorme bufera mediatica, il ministro si difese dicendo che quell’ulteriore versamento di soldi per la sua abitazione fu effettuato «a sua insaputa»; quest’espressione, passata alla storia, moltiplicò le prese di posizioni contro l’esponente di Forza Italia che fu costretto alle dimissioni. È giusto ricordare - comunque - che Scajola, che è riuscito a vendere la casa vista Colosseo a una cifra superiore al milione e mezzo di euro, fu assolto dai magistrati proprio perché non era a conoscenza del fatto che Anemone avesse pagato una parte dell’acquisto della sua casa. 

L’affaire della casa di Montecarlo, invece, è stato uno degli eventi che contribuì al ridimensionamento del ruolo politico di Gianfranco Fini, fino a quel momento leader indiscusso di Alleanza Nazionale. Infatti, una militante lasciò in eredità al partito di Fini un’abitazione nel principato che - guarda caso - fini per essere affittata da Giancarlo Tulliani, fratello della moglie di Fini, Elisabetta.

Sicuramente qualche problema in più lo ha avuto Renata Polverini, “sorpresa” a vivere in un’abitazione dell’Ater, assegnata al marito, in una zona d’elite della Capitale come San Saba pagando un canone irrisorio: 380 euro. Il marito della ex presidente della Regione Lazio “ereditò” l’appartamento del comune dalla nonna che ci aveva vissuto per molti anni. Poi, nel settembre del 2013 arrivò lo sfratto dei vigili urbani.
Venendo ai giorni nostri scalpore ha suscitato la vicenda della madre della senatrice Paola Taverna che viveva in una casa popolare, che è stata poi costretta a lasciare.

marco.esposito@leggo.it
Martedì 19 Novembre 2019, 22:20
© RIPRODUZIONE RISERVATA