Papa Francesco bacia i piedi ai leader del Sud Sudan. Rabbia sui social: «A Loreto snobbava i fedeli»

Papa Francesco bacia i piedi ai leader del Sud Sudan. Rabbia sui social: «A Loreto snobbava i fedeli»

Un gesto fuori programma ed eloquente: Papa Francesco, al termine della preghiera per la pace davanti alle autorità civili e religiose del Sud Sudan, si è inchinato per baciare i piedi dei leader. Un gesto di enorme rispetto, e di augurio per il nuovo Stato, per il presidente della Repubblica Salva Kiir, l'ex vicepresidente e leader dell'opposizione Riek Machar, e gli altri vicepresidenti designati presenti, tra cui Taban Deng Gai e Rebecca Nyandeng.

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«A voi tre che avete firmato l'accordo di pace, vi chiedo come fratello: rimanete nella pace. Lo chiedo con il cuore, andiamo avanti. Ci saranno tanti problemi ma non spaventatevi. Bisogna andare avanti risolvere i problemi», ha detto il Pontefice. «Voi avete avviato un processo. Che finisca bene. Ci saranno lotte tra voi, ma che queste restino dentro l'ufficio. Davanti al popolo le mani unite, così da semplici cittadini diventerete padri di nazioni. Permettemi di chiederlo con il cuore, con i sentimenti più profondi».

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LA POLEMICA Ma anche un gesto di rispetto e di augurio come questo è finito nel mirino dei social: il Papa infatti la scorsa settimana, al santuario di Loreto, avrebbe negato la mano a quei fedeli che si inchinavano per rendergli omaggio (spiegando poi di averlo fatto per evitare che le persone potessero essere consaminati da bacilli per via della saliva), mentre ieri, rileva Il Messaggero, si è inchinato a baciare i piedi di un presidente africano. L'immagine ha fatto il giro del mondo, finendo bersagliata da critiche anche negative.


L'INCONTRO Si era chiusa così, con la benedizione del Papa per l'impegno di pace assunto, il ritiro spirituale in forma ecumenica, convocato a Casa Santa Marta con gli auspici e la presenza del primate anglicano Justin Welby e dei leader cristiani del Paese, perché con l'attuazione piena del 'Revitalised Agreement on the Resolution of Conflict in South Sudan' sottoscritto il 12 settembre scorso ad Addis Abeba e la creazione dal 12 maggio del nuovo governo di transizione, si ponga fine al conflitto civile ed etnico che da anni insanguina il Paese. Anche se la caduta del presidente del Sudan, Omar Hasan Ahmad al-Bashir, tra i primi sponsor e garanti di quell'accordo, rischia di minarne l'entrata in vigore e gli effetti.

«Auspico di cuore che definitivamente cessino le ostilità, che l'armistizio sia rispettato, per favore, che l'armistizio sia rispettato, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la Nazione», dice il Papa nel suo discorso. «Con grande fiducia ho appreso, nel settembre scorso, che i più alti rappresentanti politici del Sud Sudan avevano stipulato un accordo di pace», ricorda. Perciò, «oggi mi congratulo con i firmatari di tale documento, sia con voi qui presenti sia con quelli assenti, senza escludere nessuno; in primo luogo con il Presidente della Repubblica e i capi dei partiti politici, per la scelta della via del dialogo, per la disponibilità al compromesso, per la determinazione di raggiungere la pace, per la prontezza di riconciliarsi e per la volontà di attuare quanto concluso».

«Cari fratelli e sorelle, la pace è possibile. Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile! Ma questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo», scandisce il Pontefice, esortando tutti ad «accogliere l'altissima vocazione di essere artigiani di pace», «in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo», e «tramite il dialogo, il negoziato e il perdono». «Vi esorto pertanto a cercare ciò che vi unisce, a partire dall'appartenenza allo stesso popolo, e superare tutto ciò che vi divide», aggiunto.

Per papa Bergoglio, «la gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: per favore, ricordatevi che con la guerra si perde tutto! La vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace». E rimarcando la sua vicinanza alle sofferenze del popolo sud-sudanese, ai tanti profughi, alle vittime di violenze «che hanno seminato morte, fame, dolore e pianto», Francesco ricorda che «Dio ci domanderà conto del nostro servizio e della nostra amministrazione, del nostro impegno in favore della pace e del bene compiuto per i membri delle nostre comunità, in particolare i più bisognosi ed emarginati, in altre parole ci chiederà conto della nostra vita ma anche della vita degli altri». 

Venerdì 12 Aprile 2019, 12:05
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