Pamela Mastropietro, l'opera choc: lei come la Madonna, Oseghale Gesù Bambino. La rabbia della famiglia

Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa e fatta a pezzi a Macerata a gennaio dello scorso anno, rappresentata come la «Madonna con Bambino», con in braccio il suo carnefice, Innocent Oseghale, nelle vesti di Gesù Bambino. L'opera choc dell'artista torinese Andrea Villa ha fatto il giro del web in occasione del lancio della sua mostra 'Salotto borghese, Italia agli immigrati', conclusasi pochi giorni fa a Torino, e ha scatenato rabbia e polemica della famiglia della vittima, pronta ad «andare a fondo» e a valutare «le azioni più opportune».

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Riccardo Costantini, gallerista di Riccardo Costantini Contemporary, dove dal 20 settembre al 12 ottobre scorsi si è svolta l'esposizione, assicura all'agenzia Adnkronos che, nonostante l'immagine sia finita online per promuovere l'evento, «l'opera alla mostra non è stata esposta». Una scelta, quest'ultima, dello stesso artista che esprime «massimo rispetto» per la ragazza e la sua famiglia spiegando che il suo lavoro è «una critica» a chi ha strumentalizzato la vicenda.

 
 

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LA RABBIA DELLA FAMIGLIA È lo zio di Pamela e legale della famiglia, Marco Valerio Verni, a denunciare il caso in un post su Fb postando anche l'immagine dell'opera choc. «Noi andremo a fondo in questa vicenda per capire come sono andate le cose. Siamo venuti a conoscenza, per un caso fortuito, di questo quadro e lo abbiamo trovato blasfemo, dissacrante e offensivo sia della religione che di Pamela e della sua tragedia, oltre che dei familiari», spiega poi all'Adnkronos l'avvocato.

 

«Ci dispiace che il viso di Pamela sia usato in questo modo, non avremmo avuto da ridire se fosse stato usato per messaggi positivi o di beneficenza, ma che venga usato a nostra insaputa, in un contesto come questo, non fa che aumentare l'amarezza e la rabbia - conclude Verni - Al di là di qualsiasi messaggio l'artista volesse mandare, è raccapricciante averne preso visione. Valuteremo le azioni più opportune».



OPERA NON ESPOSTA Costantini ha precisato che l'opera non è stata esposta al pubblico. «Quando dovevamo lanciare la mostra in termini mediatici, l'artista mi ha inviato l'immagine incriminata, una sua opera. L'immagine è stata postata sulla pagina Facebook dell'evento ed è girata, ma poi nel corso della programmazione l'immagine è stata sostituita con un'altra opera, che raffigura Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti rappresentati come due angeli e la scritta 'Peneangeli'», racconta Costantini aggiungendo che «è stata una scelta dell'artista non esporla». «Io come gallerista mi trovo spesso davanti a opere contraddittorie come questa e non è mio compito esprimere giudizi morali sugli artisti - sottolinea - Non essendone l'autore non ne sono responsabile e non lo sono a maggior ragione dal momento che l'opera non è mai stata esposta».

Il gallerista spiega che alla «mostra sono state esposte circa 25 opere», la maggior parte a sfondo politico e non sul tema dell'immigrazione. «L'aspetto dell'immigrazione è stato relegato solo a una performance: in una stanza c'era una gabbia di ferro con dentro un ragazzo di colore, un rapper performer - racconta il gallerista - I partecipanti arrivavano in una stanza vuota con la gabbia e il ragazzo e tiravano monetine per farlo esibire come una scimmietta». «È una performance ispirata a quella di due artisti di area latino-americana, 'Due amerindi visitano il west' che mette in scena la stereotipizzazione dell'immigrato, ridicolizzato e deriso come avvenuto nella nostra galleria», continua Costantini.


L'AUTORE E' IL BANKSY TORINESE L'artista, Andrea Villa, ribattezzato da qualcuno il 'Banksy torinese' per il suoi blitz a suon di manifesti satirici e perché nasconde la sua identità, assicura: «L'opera non è stata esposta e nemmeno prodotta, non ci ho guadagnato neppure un soldo». «Potevo intuire cosa sarebbe successo e così ho preferito mantenere un profilo più basso. Sono convinto della mia opera, ma ho preferito, in quel momento, non esporla per rispetto della famiglia: mi sembrava fosse un po' troppo», sottolinea.

L'immagine è salita comunque alla ribalta del web per promuovere l'esposizione. «Io da sempre faccio ricerca sui mass media e su come vengono rappresentate le varie questioni - sottolinea Villa - La mia riflessione è stata come l'immagine di Pamela sia stata sfruttata da alcuni giornalisti e mass media per motivi puramente propagandistici. Io lavoro sulla strumentalizzazione mediatica del personaggio».

La reazione dei familiari «è comprensibile, ma il mio era anzi un lavoro in favore di questa ragazza. Mi sono ispirato a un'opera di Marcus Harvey esposta nella mostra 'Sensation' alla Royal Academy Of Arts nel 1997, a Londra», racconta Villa. «Con il mio lavoro volevo criticare come alcuni politici e alcuni giornalisti hanno cercato di strumentalizzare la vicenda e come la realtà venga distorta per tante vicende tragiche - conclude l'autore - Massimo rispetto, la mia era una critica a chi ha sfruttato l'immagine mediatica della ragazza per strumentalizzare voti e programma».

Mercoledì 16 Ottobre 2019, 18:47
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