Mafia, scacco a Cosa Nostra: 91 arresti, in cella storici boss. Anche un ex del Grande Fratello

Sono nomi noti da decenni agli inquirenti quelli finiti nell'inchiesta della Finanza di Palermo che oggi ha portato a 91 arresti tra boss, gregari ed estortori dei clan dell'Arenella e dell'Acquasanta. Come i Fontana, «famiglia» storica di Cosa nostra palermitana descritta dal pentito Tommaso Buscetta come una delle più pericolose.
L'indagine è stata coordinata dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca, dai sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia (oggi, vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria)



Dalle indagini è emerso il ruolo di vertice di Gaetano Fontana, scarcerato per decorrenza dei termini nel 2013 dall'accusa di mafia, tornato in cella nel 2014 e nel 2017 uscito nuovamente dopo aver scontato la pena. Oggi sono stati arrestati anche i fratelli: Giovanni, un lungo elenco di precedenti per ricettazione, omicidio, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale, e Angelo, dal 2012 sottoposto all'obbligo di soggiorno a Milano.

Per gli inquirenti Gaetano Fontana sarebbe il punto di riferimento indiscusso dei «picciotti» dell'Acquasanta, ruolo che avrebbe mantenuto anche mentre era detenuto. I Fontana gestivano le imprese che operano nella cantieristica navale, nella produzione e commercializzazione di caffè, e avrebbero il controllo di decine di supermercati, bar e macellerie e del mercato ortofrutticolo, delle scommesse on-line e delle slot machines. I fratelli Gaetano, Giovanni e Angelo Fontana vivevano da tempo a Milano, ma hanno mantenuto forti interessi nel capoluogo siciliano.

Altro personaggio di rilievo dell'indagine è Giovanni Ferrante, braccio operativo del clan Fontana. Ferrante usava attività commerciali del quartiere per riciclare i soldi sporchi, ordinava estorsioni e imponeva l'acquisto di materie prime e generi di consumo scelti dall'organizzazione. Già condannato per mafia, dal 2016 è stato ammesso all'affidamento in prova ai servizi sociali. Uscito dal carcere, ha consolidato la propria posizione di leader all'interno della famiglia mafiosa e per la gestione degli affari illeciti usava come intermediatrice la compagna, Letizia Cinà. Molto temuto, modi violenti, in una intercettazione dopo essere stato scarcerato dice: «Oramai non ho più pietà per nessuno! Prima glieli davo con schiaffi, ora glieli do con cazzotti… a colpi di casco... cosa ho in mano... cosa mi viene». Altro personaggio di spicco è Domenico Passarello, a cui era stata delegata la gestione dei giochi e delle scommesse a distanza, del traffico di stupefacenti, della gestione della cassa e della successiva consegna del denaro ai vertici della famiglia per versamento nella cassa comune. 


C'è anche un ex concorrente del 'Grande Fratellò, l'ex broker Daniele Santoianni, 39 anni, tra le 91 persone arrestate. Santoianni, che è finito ai domiciliari, secondo i magistrati, sarebbe prestanome di una società di commercializzazione del caffè tra Palermo-Milano. Quando partecipò alla decima edizione del Grande Fratello, Santoianni era stato definito «molto socievole, un pò lunatico e fin troppo schietto», come si leggeva nella scheda che lo riguardava. «Daniele è stata una delle vittime della crisi economica: ex broker per una società fallita, è stato costretto a mettersi in cerca di lavoro», spiegava il programma. «Pensavo che il mio fosse un futuro da manager, invece mi sono ritrovato a spedire, senza fortuna, migliaia di curricula in giro», aveva spiegato. «Daniele, però, non si è perso d'animo, fa il consulente per alcune società e cura le pubbliche relazioni per una discoteca milanese- si leggeva ancora nella scheda del programma di Canale 5 -Bello e tenebroso, Daniele è un vero 'sciupafemminè: ama le donne ma, almeno in questo momento, non pensa minimamente ad un relazione stabile: »per ora sto benissimo da solo«. Ha avuto solo una storia d'amore importante, durata quattro anni e finita perché »lei si era trasferita a Roma»
 





Con le attività ferme per il lockdown, una drammatica crisi economica e le imprese sull'orlo della chiusura, Cosa nostra er apronta a sfruttare l'emergenza. È la fotografia della realtà economica palermitana messa nero su bianco nell'inchiesta della Dda di Palermo. Il gip che ha disposto gli arresti parla di «contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell'associazione criminale sul territorio d'origine e non solo».
Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro. Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 uomini delle Fiamme Gialle, con l'appoggio di un mezzo aereo e di unità cinofile addestrate per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta.

OROLOGI DI LUSSO I fratelli Fontana, esponenti dello storico clan mafioso palermitano dell'Acquasanta, arrestati oggi nel blitz della Dda di Palermo insieme alla madre e a una novantina di boss ed estortori, avevano messo su una redditizia attività imprenditoriale a Milano di commercio di orologi di lusso, attraverso società italiane ed estere gestite tramite prestanomi: denaro a fiumi e riciclaggio dei soldi sporchi della cosca anche grazie alla complicità di un commercialista milanese. In una intercettazione uno degli indagati consiglia al boss Giovanni Fontana di acquistare in Inghilterra una società con soli 150 euro, garantendosi così la possibilità di accendere a un numero enorme di conti correnti. Nella conversazione si parla di bonifici di decine di migliaia di euro provenienti da Londra. Il pentito Vito Galatolo ha raccontato ai pm: «mio cugino Angelo Fontana figlio di Stefano, suo fratello Gaetano e Giovanni sono la stessa cosa, nel senso hanno tutto in comune, lui a Milano gestisce tutto a livello… economicamente a livello sugli orologi, brillanti compra vende, manda suo fratello a Palermo, fanno affari con altri gioiellieri». «Ricordo che molti orologi venivano smerciati all'estero - ha aggiunto Galatolo - in particolare in Germania, dove venivano riciclati con appositi punzoni». E raccontando di un prestanome ha spiegato: «Gli hanno fatto aprire invece una gioielleria ma con i soldi dei Fontana, è uno smercio là... pure perché loro lavorano pure... portano orologi, cose rubate, li portano in giro... a Francoforte, in Germania». Dichiarazioni involontariamente confermate dal boss Giovanni Fontana in una intercettazione: «Io lo sai perché gli vendo gli orologi a lui?... ogni settimana mi porta trentamila.. fissi! Perché lui lo sai che venerdì, viene martedì a portarmeli due volte! Quelli di prima e quelli dopo!». «La giornata è questa... guadagni duemila euro al giorno, mille io, mille Gaetano, sto guadagnando ventimila euro al mese, solo la mia parte. Angelo di più!... Angelo viaggia... centomila euro al mese fa!».

Ultimo aggiornamento: Tuesday 12 May 2020, 09:30
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