Operazione «Inter Nos»: la 'ndrangheta nella sanità pubblica. 24 indagati per corruzione nell'ASP di Reggio Calabria

Operazione «Inter Nos»: la 'ndrangheta nella sanità pubblica. 24 indagati per corruzione nell'ASP di Reggio Calabria

Sono 24 le persone indagate nell'operazione «Inter Nos», partita alle prime lunci dell'alba, che ha fatto chiarezza sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella sanità pubblica, in particolare sugli appalti per le pulizie nell'Asp di Reggio Calabria. Tra gli indagati, nove persone sono finite in carcere su disposizione del gip.

 

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Tra gli indagati c'è anche il consigliere regionale della Calabria, Nicola Paris, eletto alle scorse elezioni regionali nella lista dell'Udc di centrodestra, attualmente agli arresti domiciliari per corruzione.

Le accuse per gli indagati sono diverse: associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere - aggravata dall'agevolazione mafiosa, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, frode nelle pubbliche forniture, estorsione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

L'indagine dello Scico e del Gico della Guardia di finanza del comando provinciale di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica e della Direzione distrettuale antimafia, con il supporto di altri reparti del corpo, stanno eseguendo nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma, Livorno, Verona e Milano 17 misure cautelari. 

 

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Dagli accertamenti è emerso che i servizi di pulizia e sanificazione delle strutture amministrative e sanitarie, ricadenti nella competenza territoriale dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, sono stati affidati ad individuate società con a capo membri «legati» a varie gruppi criminali della provincia di Reggio Calabria.

Ci sarebbe stato anche un distorto utilizzo del sistema della proroga del rapporto contrattuale per cui, in assenza di procedure pubbliche, gli indagati sono riusciti per anni a proseguire il rapporto con l'Asp.

I pm hanno definito il piano «un collaudato sistema di corruttela», fatto di false fatturazioni emesse da imprese compiacenti, ma anche indebite dazioni di denaro elargite in maniera continuativa e sistematica al fine di mantenere saldo nel tempo l'accordo siglato tra i funzionari dell'Asp e gli imprenditori vicini ai clan che godevano di una «corsia preferenziale» per il pagamento delle prestazioni rese.

Grazie all'attività d'indagine è stato possibile rilevare come le componenti dell'Ati «Helios» abbiano svolto con modalità difformi da quelle previste i servizi straordinari di sanificazione e disinfestazione, affidati dall'Asp a seguito del diffondersi del coronavirus, da effettuarsi nei diversi presidi ospedalieri della provincia di Reggio Calabria. Si sarebbero quindi appropriati, senza consenso, dei dispositivi di protezione individuale anti-Covid-19, sottraendoli al personale sanitario impegnato in occasione dell'emergenza. Alcuni indagati, infine, si sarebbero sottoposti indebitamente alla vaccinazione prevista, all'epoca dei fatti, solo per individuate categorie. 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Agosto 2021, 14:41
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