Omicidio Sacchi, il verdetto degli esperti: «Luca lottò contro i suoi aggressori»
di Emilio Orlando

Omicidio Sacchi, il verdetto degli esperti: «Luca lottò contro i suoi aggressori»

Luca Sacchi avrebbe tentato di difendersi con tutte le sue forze dalla furia di da Paolo Pirino e Valerio del Grosso, prima che quest’ ultimo gli sparasse. Una violenta colluttazione tra la vittima e i due si sarebbe verificata prima dell’omicidio davanti al Pub Jhon Cabot di via Teodoro Momsenn. A supporto di questa ipotesi investigativa ci sono le tracce di materiale biologico raccolto dai detective sotto le unghie di Luca.

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Ieri mattina nei laboratori del reparto investigativo di Via In Selci, i carabinieri del Ris hanno proceduto, davanti ai legali della famiglia Sacchi e agli avvocati degli indagati, agli esami irrepetibili di laboratorario. Proprio da questi campioni di pelle mista a sangue, nei prossimi giorni verranno estratti i profili genetici degli aggressori, alcuni dei quali avrebbero riportato anche dei graffi su alcune parti del corpo. Frammenti definiti interessanti dagli investigatori sono stati individuati su tutte le dita della mano destra della vittima ed uno sul dito indice della sinistra. 
Le indagini hi-tech sugli smartphone di Valerio del Grosso, esecutore materiale dell’omicidio, hanno svelato ai detective dei Carabinieri elementi sorprendenti, che collocherebbero l’omicida in giro di narcotraffico ben consolidato insieme Marcello de Propris, che gli fornì l’arma. Infatti dalle analisi tecniche sul telefonini sono saltati fuori più di 400 messaggi che hanno come argomento lo spaccio di droga ed in particolare di cocaina.

De Propris infatti, originario del quartiere La Rustica, era conosciuto come pusher di punta nella piazza di spaccio di via Coleman a Tor Sapienza. Questo particolare, unito ad altre risultanze investigative al vaglio della procura potrebbero rubricare l’ accusa di spaccio da quella di sostanze leggere a quella più grave di droghe pesanti. Infatti la somma di 70 mila euro che Ananastasiya Kylemnyk trasportava nello zainetto per la trattativa per l’acquisto della droga, non è congrua rispetto al prezzo della marjuana che costa al chilo 1.000 euro. Il denaro rapinato, che non è mai stato ritrovato, secondo l’ipotesi investigativa emergente serviva a comprare due chili di cocaina.

Mercoledì 11 Dicembre 2019, 08:00
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