Incidente nucleare? Sigillarsi in casa per due giorni: il piano di emergenza dell’Italia Ecco cosa fare

Il piano è pensato per fronteggiare un incidente in un impianto nucleare ubicate oltre frontiera, Francia o Svizzera

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di Niccolò Dainelli

Il piano è pensato per fronteggiare un incidente in un impianto nucleare ubicate oltre frontiera, Francia o Svizzera, ad esempio. Ma nell’ora buia che sta vivendo il mondo, con una minaccia di guerra nucleare più volte ventilata da Putin in caso di interferenze occidentali nella sua campagna di invasione dell’Ucraina, il “piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari” che il governo ha aggiornato ieri dopo 12 anni assume anche il valore di vademecum per affrontare un’emergenza causata dal lancio di missili con testate atomiche.

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Il piano è firmato dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio: sono 82 pagine in cui si spiega agli italiani cosa dovranno fare in caso di esposizione a radiazioni. Si va dalla misura del «riparo al chiuso», con l’indicazione alla popolazione di restare nelle abitazioni, con porte e finestre sigillate e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo, con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni, fino alla iodioprofilassi (da somministrare solo alla fascia di età 0-40 anni e alle donne incinte o in fase di allattamento, a meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione per evitare danni fisici anche molto seri) e al controllo della filiera produttiva e monitoraggio della radioattività nell’ambiente e delle derrate alimentari.

Il tutto da effettuare in 3 fasi, considerate in base all’evoluzione dello scenario incidentale considerato. Dalla fase iniziale con il verificarsi dell’evento e il passaggio della nube tossica, alla fase intermedia con la deposizione al suolo delle sostanza radioattive, fino all’ultima fase di situazione esistente e programmata dove ci sarà l’ottimizzazione della strategia di protezione. Il governo italiano specifica però che non c’è ancora alcun tipo di allarme. «Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la protezione civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione». Soprattutto per evitare quella corsa all’acquisto di compresse di iodio stabile che si è scatenata negli ultimi giorni e che potrebbe diventare, in caso di cure fai da te, davvero nociva per l’organismo.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 11 Marzo 2022, 11:42
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