Neonato morto schiacciato, il web solidale con la mamma. Post-parto da incubo: «Poteva succedere a tutte noi»

Centinaia di donne hanno compreso quello che è successo alla 30enne che ha soffocato involontariamente il suo neonato raccontando gli episodi subiti di violenza ostetrica

Neonato morto schiacciato, il web solidale con la mamma. Post-parto da incubo: «Poteva succedere a tutte noi»

Stanca, si addormenta dopo un parto durato 17 ore e soffoca il suo bambino che era accanto a lei. La donna era sul letto con il neonato  che sarebbe dovuto essere rimesso in culla dopo l'allattamento, ma le cose non sono andate così. Ora una mamma, rea solo di essere stremata da un lungo travaglio iniziato in piena notte e da un parto, ha perso il suo neonato a soli 3 giorni di vita. Ma dal web si è alzata una voce grande e sempre più rumorosa che mostra come quella donna non sia sola.

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La storia di tante mamme

 

Quella mamma è tante altre mamme. Tante, infatti, sono le donne che stanno raccontando e ricordando sui social il momento dopo il parto, la violenza, sottile, subita nei reparti che ha fatto sentire molte di loro inadeguate, inappropriate, incapaci di fare la "cosa più naturale del mondo". Centinaia di donne denunciano quella credenza secondo la quale dal momento che si è mamme si deve - come se fosse un dovere, qualcosa di immediato e automatico - avere la forza di badare al proprio bambino.

Violenza ostetrica

 

Sulla pagina Instagram Mamma di Merda, community social nata nel 2016 da Francesca Fiore e Sarah Malnerich, attiviste e scrittrici dedite a smontare la retorica della mamma perfetta, tantissime donne stanno raccontando la loro esperienza di parto, ma soprattutto del dopo parto. Tantissime donne riportano quella che ha a tutti gli effetti un nome, "violenza ostetrica": denigrate, sminuite nel loro dolore, giudicate, costrette ad andare oltre le loro possibilità per mancanza di aiuto, accusate di essere lamentose e soprattutto umiliate.

La retorica della mamma perfetta

 

Mettere al mondo un figlio non è certo una passeggiata e chi ha avuto questo privilegio lo sa bene. Sa anche bene che partorire richiede uno sforzo fisico notevole, che comporta una grande stanchezza. E non è da meno chi subisce un'operazione a tutti gli effetti. Che sia naturale o chirurgico, di fatto, un parto richiede un grande impegno fisico che comprta una grande stanchezza, motivo per cui la paziente dovrebbe essere accolta, compresa, curata e lasciata riposare, come ogni altro paziente. Quella mamma 30enne dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, è tante altre mamme, come mostra il web che si è stretto intorno al dolore di quella donna e di tutta la sua famigia. Moltissime potevano essere lei, moltissime hanno rischiato la stessa tragedia lamentando che qualcosa sarebbe dovuto cambiare.

Le testimonianze

 

Nelle testimonianze raccolte dalla community MammadiMerda, si parla sia della solitudine che le normative Covid, in molti casi rimaste invariate, nonostante la fine dell’emergenza, che dei comportamenti scorretti di ostetriche e infermiere. Quella mamma è tante donne: «A ventiquattr’ore dal parto, chiamo l’infermiera per chiederle di tenermi la bambina. Mi risponde: “Devi sforzarti, non puoi chiamare per queste cose», ma anche «Me la portano a mezzanotte, nata sottopeso e con la flebo. Chiedo per favore se mi aiutano ad attaccarla al seno. Me l’ha piazzata sulla pancia e mi ha detto “è un fatto naturale, vedrà che ci arriva”», «Ho rischiato di far cadere mio figlio dalle mie braccia e poi di soffocarlo, crollavo dal sonno e avevo il terrore di farlo cadere. Mi sono fatta la pipì addosso, perché non riuscivo ad alzarmi. Nessuno mi ha aiutato», ancora: «Mi hanno detto: si lavi con una bottiglietta se non riesce a fare il bidet»...e così di seguito.

Per 9 mesi non si fa che ripetere a una donna in attesa che deve riposare e pensare al bene del bambino. Inspiegabimente però, messa al mondo la creatura, quella stessa persona deve trovare forze, energie, capacità e coraggio di affontare gli aspetti più crudi e faticosi della maternità, da sola. Avere accanto il proprio figlio è il desiderio maggiore di qualunque mamma, ma non va dimenticato che prima di tutto, prima di essere una madre che accoglie la vita, è una donna che ha faticato per metterla al mondo e merita la stessa cura che ogni altro paziente in un ospedale ha. A pagare il prezzo più caro in questo caso è un innocente di appena 3 giorni, ma soprattutto una mamma che porterà con sé dei sensi di colpa che non dovrebbe avere. Che questa storia, purtroppo finita in tragedia, possa essere la nota di inizio di una nuova melodia in favore di chi mette al mondo una vita e lo fa con inesperienza, inadeguatezza e paura, come è normale che ci si senta nell'accogliere la novità più bella ma anche più complicata che la vita dona, un figlio.


Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Gennaio 2023, 19:13
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