Nuove parole, da "blastare" a "binge- watching": ecco com'è cambiato il vocabolario degli italiani
di Valeria Arnaldi

Nuove parole, da "blastare" a "binge- watching": ecco com'è cambiato il vocabolario degli italiani

Epoca, anche generazione, che vai, italiani che trovi. O quasi. Di anno in anno, ancora più velocemente grazie ai social, la lingua si arricchisce di nuovi termini. Basta ascoltare per rendersene conto: la tv, la gente in strada, le canzoni e via dicendo. O leggere, dai post su Facebook fino ai giornali. È questione di cronaca – nuovi concetti e realtà entrano nel nostro quotidiano – e di velocità di comunicazione che ci porta a fare sintesi, usare parole riprese da altre lingue, italianizzare termini tecnici e tecnologici. Sono circa quattrocento i neologismi che figurano nel Nuovo Devoto-Oli, vocabolario concepito da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli nel 1967 ai quali si sono aggiunti come autori Luca Serianni e Maurizio Trifone, di cui la casa editrice Le Monnier ha pubblicato l’edizione 2020. E ognuno dei neologismi ci racconta come siamo diventati e, forse, ci fa intuire come diventeremo. 

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Grande spazio prendono le parole “green”. In un momento in cui l’ambiente è al centro del dibattito internazionale - lo stesso Devoto Oli si fa “verde”, con l’uso di carta certificata e un accordo con Treedom per piantare alberi in Sicilia - non sorprende la comparsa nel vocabolario di termini come “plogging”, «attività fisica che, nell’ottica della salvaguardia dell’ambiente, consiste nel correre a ritmo lento fermandosi a raccogliere i rifiuti che si incontrano lungo il percorso», ed “economia circolare”, modello di produzione e consumo che mira a limitare sprechi e immissione di rifiuti nell’ambiente.

E ancora, “platisfera” - «insieme di ecosistemi costituiti dagli accumuli di rifiuti plastici che galleggiano sugli oceani e che forniscono un habitat a colonie di microorganismi» - e “carbon free”. Poi, “guerrilla gardening”, e termini più “vecchi”, già largamente usati, come “ecomafia”, “ecobusiness”, “ecotassa”. La sensibilità è mutata o almeno così pare. L’esempio di Greta Thunberg ha acceso gli animi. Si cerca la “sostenibilità”. L’attualità guarda però anche al “negazionismo climatico”, la «negazione delle conoscenze scientifiche sui cambiamenti climatici e il loro effetto sugli ecosistemi e la salute umana», e questa tendenza alla negazione si ritrova nel “terrapiattismo”. 

La politica insegna: “antipatizzante”, “antivaccinista”, “antibufale”, “fascistometro”. L’economia non può trascurare “pay gap”, divario salariale, e “manovra correttiva”. La Rete si fa protagonista, con parole come “cyberattivista”, che raccontano la capacità di mobilitazione tramite il web, ma anche con la ferocia dell’inglese “revenge porn”, pornovendetta, condivisione pubblica on line di immagini o video intimi senza il consenso di chi è stato ripreso, che documenta una violenza nuova che, come tale, necessita appunto di nuove parole per essere comunicata, denunciata, indagata. Poi, il “catfishing”, attività ingannevole sul web, e gli attacchi di chi “blasta” sui social, «mette a tacere un interlocutore, deridendolo verbalmente e umiliandolo pubblicamente». Nel mezzo, i trend: “foodmania”, “trap” e “trapper”, binge-watching – ossia l’atto di guardare la tv ben più a lungo del consueto, senza sosta – o “figaggine”, per dire “alla moda”. È il ritratto di un Paese cui non bastano più le parole note per parlare di paure e mancanze di oggi o speranze di domani.
Martedì 10 Settembre 2019, 05:00
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