Morto Cutolo, l'ultima “verità” del boss della camorra: «Potevo salvare Moro, fui fermato»

Morto Cutolo, l'ultima “verità” del boss della camorra: «Potevo salvare Moro, fui fermato»

«Potevo salvare Moro, fui fermato». L'ultima verità, o almeno la sua, di Raffaele Cutolo sul suo ruolo nei rapporti tra Brigate Rosse, Servizi segreti, politici, risale a cinque anni fa. Racchiusa in un verbale di un interrogatorio. «Aiutai - questo il racconto del superboss morto oggi - l'assessore regionale Ciro Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Br, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermi». Nel '78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro. «Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava».

 

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Le dichiarazioni di Cutolo risalgono al 25 ottobre del 2016, come risposte alle domande del pm Ida Teresi e del capo di allora della Dda, Giuseppe Borrelli. L'interrogatorio di Cutolo si svolse nel supercarcere di Parma, dove il boss venne ristretto per scontare quattro ergastoli ed avvenne nell'ambito dell'indagine sul percorso criminale del suo luogotenente storico, Pasquale Scotti, arrestato dopo 30 anni di latitanza. Il contenuto di quell'interrogatorio - di cui riferì Il Mattino - venne alla luce grazie al procedimento amministrativo dinanzi al Tar scaturito dalla decisione dei pm di bocciare la collaborazione di Scotti.

 

 

 

Cutolo si concentrò in particolare sulla trattativa intercorsa per la liberazione dell'assessore regionale Ciro Cirillo rilasciato il 27 aprile del 1981 pochi mesi dopo il rapimento e il pagamento di un riscatto di 1 miliardo e 400 milioni di lire. Nel periodo in cui era recluso nel carcere di Ascoli Piceno, proprio quando fu intavolata la trattativa per la liberazione di Cirillo, Cutolo raccontò di aver incontrato diversi politici venuti a perorare la causa dell'assessore Dc. Poi parlò del suo mancato coinvolgimento nella possibile trattativa per Moro e disse che il ministro dell'Interno dell'epoca, Francesco Cossiga, «si rifiutò di incontrarmi» essendo del resto Cutolo in quel momento un latitante.

 

Due, comunque, le diverse versioni sui mediatori che sarebbero scesi in campo per chiedergli di salvare la vita ad Aldo Moro. Nell'interrogatorio ai pm napoletani Cutolo riferì che «Michelino Senese (camorrista che viveva a Roma, ndr) me lo propose quando ero latitante». Ai pm romani che lo interrogarono nello stesso periodo fece invece il nome di Nicolino Selis, esponente della banda della Magliana (circostanza della quale aveva riferito il Corriere della Sera nel 2016). Da Cutolo messaggi in codice sempre sulla vicenda Cirillo («avevamo dei documenti da usare contro i politici per i fatti della trattativa: alcuni li aveva Enzo Casillo - uno degli uomini di punta della Nco, poi ammazzato nella guerra di camorra, ndr - altri documenti invece li ho io ma moriranno con me». 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17 Febbraio 2021, 22:22
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