Migranti, i braccianti stranieri occupano la Basilica di San Nicola: «Ci sfruttano»

Migranti, i braccianti stranieri occupano la Basilica di San Nicola a Bari: «Ci sfruttano»

«Siamo noi a raccogliere i prodotti di questa terra, non chiediamo carità ma diritti per tutti e tutte a prescindere dalla nazionalità e dal colore della pelle». In sessanta, tutti braccianti impiegati nei campi del foggiano, hanno occupato questa mattina simbolicamente la Basilica di San Nicola a Bari per chiedere l'attenzione del governo nazionale e della Regione sui temi dello sfruttamento e dell'emergenza abitativa. La protesta è durata un paio d'ore e si è conclusa dopo che i migranti hanno incontrato l'arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, che ha assicurato che si farà interprete delle loro istanze e portavoce della richiesta di incontro con il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. I braccianti sono arrivati in bus da Borgo Mezzanone, San Severo, Manfredonia, Cerignola, Lucera per chiedere condizioni di lavoro e di vita dignitose, una casa, rispetto delle norme contrattuali, rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno in tempi certi. Arrivano da quegli stessi campi di pomodori e asparagi dove ieri, mentre andavano a lavorare per pochi euro all'ora, altri due lavoratori come loro, uno originario del Senegal e l'altro della Guinea Bissau, sono stati colpiti e feriti da pietre lanciate da sconosciuti a bordo di un'auto.

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Nella Basilica dedicata al santo che i baresi definiscono «amante dei forestieri» i migranti si sono ordinatamente accomodati tra i banchi esponendo cartelli in cui chiedevano se in Italia siano ancora in vigore le leggi sul lavoro. «Da parte nostra c'è un atteggiamento di difesa senza se e senza ma della dignità umana», ha detto mons. Cacucci incontrandoli ed evidenziando l'importanza di «migliorare la seconda accoglienza» perché «fino a quando non riusciremo a realizzare questo, si alimenterà da una parte l'idea di invasione e dall'altra non si riconoscerà dignità umana». Cacucci ha anche invitato tutti a «non fermarsi alla denuncia ma fare proposte concrete». L'iniziativa è stata organizzata dal Coordinamento Lavoratori agricoli USB Foggia come «una lotta contro l'indifferenza della Regione Puglia e del Governo gialloverde - ha spiegato il rappresentante sindacale Aboubakar Soumahoro - che cerca di trasformare una questione sociale in una questione di pubblica sicurezza». «Nelle campagne del foggiano - ha detto ancora - si continua con l'attacco alle 'baracchè, per radere al suolo i campi dei braccianti senza una soluzione alternativa». I braccianti chiedono risposte dalle istituzioni ma hanno scelto un luogo di culto per far sentire la loro voce perché «Papa Francesco - hanno spiegato - dice che 'il lavoro conferisce dignità all'uomò, invece il nostro è un lavoro privo di dignità e diritti. Per questo abbiamo deciso di lottare per la riconquista dei diritti sindacali, abitativi, previdenziali e di sicurezza sul lavoro. Una lotta in ricordo dei tanti braccianti morti nella filiera agricola e per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno al fine di uscire dall'invisibilità imposta».

 
Martedì 16 Luglio 2019, 14:29
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