Massimo, ucciso in auto a Torino: il giallo delle 2 ore sotto casa della fidanzata. I colleghi: «Era un uomo perbene»

Massimo, ucciso in auto a Torino: il giallo delle 2 ore sotto casa della fidanzata. I colleghi: «Era un uomo perbene»

Si infittisce il giallo sulla morte di Massimo Melis, l'operatore della Croce Verde ucciso, con un colpo di pistola alla tempia, nella notte dì Halloween a Torino. Da un prima analisi sul cadavere, trovato nel primo pomeriggio di ieri sulla sua auto parcheggiata in via Gottardo, l'uomo sarebbe stato assassinato verso le 23 di domenica, quindi due ore o più dopo avere accompagnato a casa un'amica con la quale aveva avuto una relazione.

 

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Se l'autopsia, affidata al medico legale Roberto Testi confermerà le 23 come ora del decesso, gli investigatori della Squadra Mobile, diretta da Luigi Mitola e coordinati dal pm Chiara Canepa, dovranno fare luce sul perché Melis sia rimasto per due ore parcheggiato sotto i palazzoni di via Gottardo, dove abita la donna, o, se sia andato via e poi tornato e per quale motivo. Intanto da fonti investigative si appende che a trovare il corpo di Melis dentro la Punto blu, sarebbero state l'amica e la sorella della donna allertate dalla madre del 52enne che si era rivolta a loro poiché il telefono del figlio risultava staccato.

 

 

 

Colleghi sconvolti: era un uomo perbene

 

«Era un uomo buono, siamo sconvolti. Quando abbiamo saputo, siamo rimasti tutti a bocca aperta». I colleghi della Croce Verde commentano così l'omicidio di Melis. «Ci eravamo parlati pochi giorni fa ed era tranquillo come sempre, attento e preciso sul lavoro», racconta un volontario della Croce Verde, dove la vittima lavorava sia come autista che come soccorritore. Difficile immaginare che qualcuno ce l'avesse con lui. «Mi sembra davvero improbabile - aggiunge - era una persona a modo ed educata. Proprio una brava persona, anche se della sua vita privata non parlava molto. Era riservato». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Novembre 2021, 16:14
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