L'infettivologo Galli: «I no-vax fanno confusione, citano dati che non hanno nulla di scientifico»

L'infettivologo Galli: «I no-vax fanno confusione, citano dati che non hanno nulla di scientifico»

I no-vax fanno confusione tra i dati scientifici, mentre la terza dose è giusto farla, ma non a tutti, con qualche dubbio su chi è guarito dal Covid. Sono le opinioni espresse stamattina in tv su Rai3 ad Agorà da Massimo Galli, già professore ordinario di malattie infettive all'università Statale di Milano. 

 

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«I portavoce no vax cercano di buttarla in confusione citando dati che non hanno nulla di scientifico: la realtà è che, se abbiamo 46 milioni di vaccinati e 8 milioni non vaccinati, il numero totale di infettati è maggiore nei vaccinati. Ma lo è per effetto un paradosso dovuto al fatto che il denominatore è molto maggiore. Ma si tratta di probabilità estremamente diverse nell'uno e nell'altro gruppo».

 

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Da noi, ha aggiunto l'infettivologo, la situazione è migliore perché «si è partiti prima a fare delle cose, come il Green pass cercando di avere elementi di contenimento. Siamo però lontani da un dato ottimale per vaccinazioni e abbiamo un vaccino che presenta evidenti imperfezioni: questo è un dato che dobbiamo accettare e che non può disincentivare rispetto alla vaccinazione, il vaccino non ti copre completamente. Ma senza, sei completamente scoperto, chi si vaccina ha 5-10 volte meno possibilità di infettarsi e trasmettere».

 

Sul richiamo del vaccino Covid e l'ipotesi di inocularla a cinque mesi dalla seconda: «La terza dose è giusto farla. Se riusciamo farla un pelo prima non vedo perché no, considerando però qualche eccezione, rappresentata da chi ha già avuto un'infezione e che rischia di fare 3 dosi su un'infezione già avvenuta, cosa che non ha senso né utilità. E poi bisogna vedere il da farsi per persone con Long Covid». In questi casi «non sappiamo se è vantaggiosa o meno e il criterio di precauzione va rispettato».

 

Quanto all'ipotesi di un super green pass per vaccinati e guariti, come accade in alcuni paesi europei, l'infettivologo Galli precisa: «altrove rispetto ai guariti utilizzano non il criterio temporale dal contagio ma la presenza di risposta anticorpale», misurabile con test sierologico. D'altronde, conclude, «la probabilità di un guarito di reinfettarsi è molto bassa e dura nel tempo molto spesso». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Novembre 2021, 13:19
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