Mascherine al chiuso anche a maggio? Speranza: «Valuteremo secondo i dati»

Mascherine al chiuso anche a maggio? Speranza: «Valuteremo secondo i dati»

Addio mascherine al chiuso da maggio? Non è detto. Per la terza decade di aprile è in programma una valutazione relativa all'uso delle mascherine, per decidere come orientarsi a partire del primo maggio, data attualmente prevista per la fine dell'obbligo di indossarle nei luoghi chiusi, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, ospite oggi nella trasmissione Mezz'ora in più di Rai 3 «Continuo a considerare le mascherine fondamentali. In questo momento sono obbligatorie al chiuso e - ha detto il ministro - ne valuteremo l'utilizzo nella terza decade di aprile, per capire bene quali scelte compiere dal primo maggio».

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È attesa invece la prossima settimana un'indicazione condivisa della Commissione Europea sulla quarta dose del vaccino anti-Covid. «Sulla quarta dose penso che a livello europeo abbiamo fatto una scelta giusta: martedì - ha detto il ministro - c'è stata la riunione dei ministri della Salute e, su mia proposta, la Commissione Europea la prossima settimana darà un'indicazione condivisa. Tutti i Paesi, come sempre avviene, stanno studiando e stanno approfondendo i dati. Si rischiava che ognuno decidesse una cosa diversa».

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«Nessun Paese pensa a una quarta dose per tutti - ha proseguito Speranza - e nessuno al mondo la sta facendo. La quarta dose si deve fare per gli immuncompromessi ed è importante farla subito». È anche «probabile che serva per le fasce generazionali più anziane, quindi per i più fragili». Secondo il ministro sarebbe «un errore procedere con scelte diverse in ciascun Paese» perché quelle relative alle vaccinazioni «non sono scelte politiche, ma scelte che devono essere basate sull' evidenza scientifica».

«Spallanzani-Gamaleya? Troppa spy story» 

Si fa «troppa spy-story» sull'accordo di collaborazione scientifica fra l'istituto Spallanzani di Roma e l'Istituto russo Gamaleya sul vaccino anti Covid-19 Sputnik, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nella trasmissione Mezz'ora in più di Rai 3. «Lo Spallanzani è un istituto di ricerca molto impotante del nostro Paese e credo sia naturale - ha rilevato Speranza - che abbia rapporti internazionali», come fanno i principali centri di ricerca italiani e del mondo. «Non avevamo in testa di voler aiutare Putin sapendo che due anni dopo ci sarebbe stata una guerra: sono ricostruzioni sinceramente fantasiose. Lo Spallanzani per primo, di fronte alla guerra, ha subito bloccato questa ricerca, come è giusto che sia».

Speranza ha inoltre precisato che «i vaccini si possono utilizzare in Europa soltanto se l'Ema li valida e ci dice che sono efficaci e sicuri. L'Ema ha dato l'ok ad alcuni vaccini, ma non ha mai dato l'ok allo Sputnik. Quindi nessuno in Italia poteva utilizzarlo. È una cosa diversa, invece, avere reti di collaborazione e di ricerca». A proposito della missione russa in Italia, Speranza ha ricordato che «in quelle ore avevamo uno straordinario bisogno di sostegno» e che «con quella missione arrivarono 30 ventilatori polmonari, 500.000 mascherine e altro materiale inventariato, poi gestito dalla protezione civile. Si potrà affronfondire e verificare, ma mi sembra che attorno a questa vicenda ci sia un pò troppo spy story». 


Ultimo aggiornamento: Domenica 3 Aprile 2022, 19:12
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