Marmolada, la strage si poteva evitare? Cosa è (realmente) successo e perché: «Nessuno poteva ipotizzarlo»

Per escursioni con rischio valanghe si raccomanda anche l'Arva, la sonda e la pala per poter localizzare e liberare tempestivamente il compagno di cordata sotto la neve

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La strage sul ghiacciaio della Marmolada si poteva evitare? L'alta quota per gli appassionati della montagna ha un'attrazione unica, che può diventare fatale se non si rispettano le regole base di sicurezza. In montagna, come al mare, il rischio zero non esiste, ma può essere ridotto di molto con la preparazione e l'attrezzatura giusta. «La regola numero uno resta comunque quella di saper rinunciare alla vetta. La montagna non scappa, resta lì e si tornerà un'altra volta», spiega Giorgio Gajer, presidente del Soccorso alpino e speleologico (Cnsas).

Trovarsi su una vetta altissima che sovrasta un mare di cime è un emozione unica. Chi vuole però affrontare l'alta montagna deve essere molto esperto oppure affidarsi a una guida alpina. «Loro conoscono la montagna e sanno anche valutare il meteo», sottolinea Gajer. «Purtroppo ieri sulla Marmolada sono morte anche delle guide, come è anche successo in passato quando capita un evento imprevedibile», aggiunge il capo del Cnsas. «Nessuno poteva ipotizzare e neanche immaginare una cosa del genere». Crolli ci sono stati anche in passato, ricorda. Nel 2001 precipitò la famosa 'Meringa', un enorme cumolo di neve e ghiaccio sul Gran Zebru, ma la cima che affianca quella dell'Ortles è di certo meno frequentata della Marmolada e il cedimento avvenne fortunatamente di notte. Con il cambiamento climatico in questi anni è mutata anche la montagna.

«Le precipitazioni nevose - spiega Gajer - sono la linfa del ghiacciaio che lo tengono in vita. Lo scorso inverno è caduta pochissima neve e già ora la situazione sulla Marmolada è quella di fine agosto».

Con la ritirata del permafrost aumenta il rischio di distacchi. Secondo Gajer, è auspicabile un dibattito su come stia cambiando l'alpinismo in alta quota per trarre della indicazioni per il futuro. Con la giusta preparazione fisica, ma anche psichica, e con una guida professionale l'alta montagna può essere affrontata con serenità. «Il bollettino meteo va studiato con molta attenzione», ricorda il capo del Cnsas. Serve ovviamente anche l'attrezzatura giusta. Per un'escursione sul ghiacciaio servono scarponi con suola Vibram, ramponi, imbragatura, corde, piccozza e casco.

 

«Non devono comunque mancare nello zaino acqua, cibo e l'attrezzattura per un bivacco di fortuna», prosegue Gajer. Una torcia non serve solo per trovare la via di ritorno al buio, ma anche per segnalare la proprio posizione ai soccorritori. Il telefonino ormai ci accompagna ovunque e serve in quota per poter lanciare l'allarme. Secondo l'altoatesino, «è inoltre utile informare un parente oppure amico sull'esatto itinerario che si intende affrontare».

Per escursioni con rischio valanghe si raccomanda anche l'Arva, la sonda e la pala per poter localizzare e liberare tempestivamente il compagno di cordata sotto la neve. Molte giacche oramai dispongono anche di piccole placchette Recco, che permettono la localizzazione dall'elicottero. Se la regola numero uno è saper rinunciare, la regola numero due è quella di partire presto.

«È importante affrontare la salita quando le temperature sono ancora basse e il rischio caduta sassi e valanghe meno forte e tornare a valle prima che il manto nevoso diventi fragile», raccomanda il presidente del Soccorso alpino e speleologico. Questo - per alcuni itinerari - può anche significare di mettere la sveglia alle 2 o 3 del mattino e affrontare il primo tratto con la lampada frontale sul casco. Per la levataccia l'alpinista viene poi ripagato con un'alba in alta montagna, un'emozione indimenticabile.


Ultimo aggiornamento: Martedì 5 Luglio 2022, 11:01
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