Maria Elena Boschi e Giorgia Meloni: quando l'odio per le donne si scatena contro le leader della politica

Maria Elena Boschi e Giorgia Meloni. Donne tanto diverse nella vita, quanto nell'ideologia politica. Uno stesso identico destino a legarle: la persecuzione da parte di uomini ossessionati dal loro personaggio pubblico.
Un fenomeno, quello dello stalking, che riguarda tantissime donne in Italia ( sono state 8.414 le denunce per stalking solo nei primi mesi del 2019) e che spesso ha conseguenze drammatiche. I dati, infatti, parlano chiaro: il numero dei femminicidi cresce ogni ora di più (solo nei primi sei mesi del 2019 le vittime di femminicidio sono state 39). Motivo per cui è stato appena approvato dal Senato il Ddl Codice Rosso, il disegno di legge di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

LA STORIA DI MARIA ELENA BOSCHI

Centinaia di lettere e mail d'amore. Una persecuzione durata anni quella che G. D., 44 anni, affetto da problemi psicologici, aveva riservato a Maria Elena Boschi, deputata del Partito Democratico ed ex ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento del governo Renzi. Parole che l'avevano costretta a denunciarlo alla procura di Roma. «Amore non posso credere a quello che hai fatto...tu sai che ti ho amata. Non metterti contro di me che hai la peggio... se mi chiedi scusa mi ridai la macchina... un bacio alla bambina», aveva minacciato l'uomo dopo la segnalazione. 

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La vicenda aveva avuto inizio nel 2015. Lo stalker, napoletano, aveva iniziato a seguire in maniera morbosa tutte le attività svolte dall'ex ministro. Poi, erano arrivati i primi commenti sui social e le mail di amore e minacce. «Ti amo», «O ti amo o ti ammazzo». «Amore ti porterò con me in paradiso. Tu sei il mio fiore». Messaggi inquietanti e sempre più insistenti, con i quali il 44enne era riuscito a intasare la mail istituzionale della politica che alla fine, sfinita, si era rivolta alle forze dell'ordine. 
Poi nel 2016, durante il rituale ritrovo dei renziani alla Stazione Leopolda a Firenze, l'uomo aveva provato a spingersi oltre: mescolarsi nella folla di sostenitori dell'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi per avvicinarsi ancora di più alla sua "ossessione". Un piano studiato nei dettagli, fortunatamente fallito. Le forze dell'ordine lo avevano catturato mentre cercava di mimetizzarsi tra la gente, poco prima che potesse compiere un gesto irreparabile. Per lui erano scattati gli arresti domiciliari e il divieto assoluto di avvicinamento all'ex ministro. 

LA STORIA GIORGIA MELONI 

Messaggi inquietanti, di natura minatoria e diffamatoria. Rivendicazioni, minacce, sproloqui d'amore. Poi, il delirio vero e proprio: «Quella è mia figlia e tu lo sai bene». N.R., napoletano con problemi psicologici, era davvero convinto che la figlia della leader di Forza Italia Giorgia Meloni fosse sua. E per mesi prima di essere arrestato aveva perseguitato la deputata riempiendo le sue bacheche social di insulti alternati a teneri messaggi .

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«Era ossessionato da mia figlia», ha dichiarato la Meloni. «E se ne sono uscita è solo grazie al lavoro delle forze dell'ordine che si sono accorte prima di me di quello che stava accadendo. La mia grande preoccupazione non era tanto per me, quanto per mia figlia». Lo stalker è stato fermato prima che potesse avvicinarsi all'appartamento della deputata. Era partito in treno da Napoli proprio per appostarsi vicino a casa e aspettare di poterla incontrare.

Una vicenda che si è chiusa positivamente, ma che poteva avere un esito tragico. Alla misura degli arresti domiciliari l'uomo è stato sottoposto anche al provvedimento del Questore del Foglio di Via Obbligatorio con divieto di ritorno per due anni nella provincia di Roma.





 
Mercoledì 31 Luglio 2019, 14:29
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