Marco Cappato assolto per la morte di Dj Fabo: «Il fatto non sussiste». Il radicale: «Ho agito per libertà di scelta»

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La corte d'Assiste di Milano ha assolto Marco Cappato con la formula 'perché il fatto non sussistè. L'esponente dei radicali era imputato per aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo. Applausi, in aula, dopo la lettura della sentenza.
 

 


L'aver aiutato a morire Fabiano Antoniani è stato dettato da «una motivazione di libertà, di diritto all'autodeterminazione individuale, laddove non è la 'tecnica' del tenere in vita o del far morire che è rilevante, ma la libertà di autodeterminazione, quella sì che è rilevante». Lo ha detto in aula Marco Cappato al termine delle arringhe difensive. 

LA RICHIESTA DEL PM «Alla luce delle conclusioni della Corte Costituzionale del 2019, Marco Cappato deve essere assolto perché il fatto non sussiste. Chiediamo l'assoluzione in maniera convinta ritenendo che il fatto non sussiste, la fattispecie incriminatrice non corrisponde agli elementi fattuali di cui siamo in possesso». E la conclusione pronunciata dal procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano nella sua requisitoria nel processo a Cappato imputato per aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come deejay Fabo, in una clinica svizzera a morire.


 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Dicembre 2019, 14:08
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