Conte: «Restiamo ma adesso si cambia. Il reddito di cittadinanza non si tocca»

Conte: «Restiamo ma adesso si cambia. Il reddito di cittadinanza non si tocca»

di Alessandra Severini

È durato un’ora il faccia a faccia fra il presidente del consiglio Mario Draghi e il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Un incontro necessario per definire la linea dei pentastellati, sempre più attirati dall’idea di lasciare il governo. Allontana i sospetti Giuseppe Conte, che però ha consegnato al premier un documento in 9 punti per esprimere il «profondo disagio» del M5S per il «metodo e il merito dell’operato di questo governo».

Dal reddito di cittadinanza che «non va messo in discussione» alla difesa del superbonus, da una legge sul salario minimo al taglio del cuneo fiscale, sono tante le richieste presentate a Draghi. «Noi siamo responsabili – ha detto l’ex premier - ma occorre un forte segno di discontinuità. Vogliamo entro luglio risposte precise e risolutive che possano costituire valide ragioni per convincerci a restare al governo». Conte, pressato dalla base, sa che la permanenza del Ms5 nella maggioranza è in bilico. Il presidente, molto deluso dalle molteplici accuse di irresponsabilità piovute dall’ex Di Maio, ha lamentato anche la mancata presa di posizione di Draghi che «non ha trovato occasione e tempo per richiamare il suo ministro degli esteri». L’insofferenza dei 5 stelle però non è placata. «Per me questa giornata non può essere giudicata per quello che abbiamo ottenuto ma per quello che otterremo - dice chiaro il deputato Fraccaro - se non lo otterremo la nostra presenza al governo non avrà più senso».

Da Palazzo Chigi fanno sapere che l’incontro è stato «positivo» ma intanto si tira dritto: il governo ha posto la fiducia sul decreto Aiuti che verrà votato oggi alla Camera. Nel testo molte norme che non piacciono ai 5 Stelle, come quella sull’inceneritore romano o la stretta sul superbonus. Per decidere cosa fare i gruppi pentastellati si sono riuniti in serata. Alla fine è probabile che il M5S voterà la fiducia, ma con molti mal di pancia. In molti giurano che lo strappo col governo è solo rinviato. E intanto l’ex Alessandro Di Battista pungola acido: «E anche oggi il M5s esce dal governo domani».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Luglio 2022, 07:41
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