Lorenzo Orsetti, il papà: «Voleva essere seppellito in Siria. Noi lo vorremmo qui»

di Simone Pierini
«La volontà di Lorenzo era quella di essere seppellito in Siria ma nella sua lettera ha lasciato a noi genitori la possibilità di scegliere. Ci ha lasciato una doppia scelta e noi in queste ore stiamo valutando, ma non abbiamo ancora preso una decisione». A dirlo all'Adnkronos Alessandro Orsetti, papà del 33enne fiorentino Lorenzo, ucciso in Siria dai terroristi dell'Isis mentre combatteva al fianco del Siryan democratic Force, l'alleanza delle milizie arabo e curde. «Ancora non sappiamo dove si trovi la salma, se è stata o meno recuperata - spiega Alessandro Orsetti - Noi ci terremmo ad avere una tomba dove piangere nostro figlio, ma non abbiamo ancora deciso nulla»

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«Mio figlio era molto orgoglioso perché a febbraio scorso gli era stata conferita la tessera dell'Anpi e gliel'avevo mostrata inviandogli una foto». Ha aggiunto Alessandro Orsetti. La salma del giovane fiorentino non è ancora stata recuperata. «Noi vorremmo poterlo seppellire qui a Firenze - ha detto il padre a margine di un'assemblea a Firenze in memoria del figlio - Lorenzo voleva essere seppellito in Siria, ma comprendeva il dolore che avremmo provato. E ha lasciato che la scelta la facessimo noi genitori. Ma ancora non abbiamo preso una decisione in merito».

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«Sono davvero dispiaciuto per la morte di questo ragazzo. Era andato in Siria a combattere il male». Ha detto all'Adnkronos Maurizio Agliana sequestrato in Iraq il 12 aprile 2004 insieme a Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi, quest'ultimo ucciso durante la prigionia. Dopo quasi due mesi, l'8 giugno, un blitz delle forze alleate gli consentì di sfuggire ai rapitori.

«Diversi italiani sono partiti dall'Italia per andare a combattere nelle file curde contro lo Stato Islamico. Bisognerebbe riprendere in mano le leggi che regolamentano questo tipo di attività rivedendo la normativa per coloro che vanno a combattere il terrorismo», aggiunge. La sua situazione e quella dei suoi colleghi in Iraq «era diversa rispetto a quella di Orsettiperché era inquadrata in una serie di vincoli giuridici sia statali che dell'impresa per cui lavoravamo», prosegue Agliana, che oggi lavora in un'agenzia privata di sicurezza. 
Martedì 19 Marzo 2019, 20:15
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