«Lockdown covid a Natale totale o ci sarà una terza ondata»: allerta dal sindacato dei medici ospedalieri

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Se non si farà un lockdown a Natale si rischia una terza ondata. Questo è il parere dei medici sull'andamento della pandemia in Italia e ancora una volta l'invito è alla massima prudenza. Il ministro Speranza ha chiaramente detto che è troppo presto per fare delle previsioni per il Natale, ma il capo del Cts Miozzo, anche i medici dell'Anaao, sembrano tutti convinti sulla necessità di una chiusura.

 

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«Se a Natale ci saranno delle riaperture si verificherà la concreta possibilità di una terza ondata», ha detto all’AGI, Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, aggiungendo che sembra essere ormai inevitabile la creazione di una zona rossa diffusa in tutto il paese. Se in questi giorni si iniziano a vedere i primi risultati delle chiusure dei Dpcm, questo non significa che si potrà riaprire tutto a breve, anzi secondo gli esperti, sarebbe bene non riaprire nulla e aumentare le misure restrittive.

 

«Va valutato l’impatto delle misure attuali ma è molto più utile proseguire con un lockdown e abbattere la curva, per non rischiare di andare su e giù». Palermo parla di una chiusura che dovrebbe andare dalle 5 alle 6 settimane, anche se comprende che dovrebbe essere una chiusura che trovi un equilibrio con le necessità economiche del paese. Il rischio concreto è che con nuove aperture nel periodo natalizio e con i consueti pranzi e cene dai parenti, possa esserci un altro boom di contagi che catapulterebbe il paese nelle terza ondata. Poi Palermo conclude: «Bisogna rimettere in piedi il contact tracing, incrementare i tamponi, gli alberghi Covid, coinvolgere maggiormente i medici di base per il controllo delle altre patologie, far funzionare le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), ma se non abbassiamo la curva queste tutele non possono partire».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 16 Novembre 2020, 17:42
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