Donne, doppiogiochisti, intrighi di Palazzo: il romanzo della vera storia del super latitante di mafia Matteo Messina Denaro

Donne, doppiogiochisti, intrighi di Palazzo: il romanzo della vera storia del super latitante di mafia Matteo Messina Denaro

«Le donne sono il suo debole. E, per la sua donna dell’epoca, sarebbe finito in manette». 
Siamo nel 1996, precisamente nei giorni che avevano illuso un magistrato - Mimmo Bosso nel romanzo “Il male non è qui” scritto da Gaetano Pecoraro  - di essere vicinissimo alla cattura del “latitante dei latitanti”, il super boss Matteo Messina Denaro. 
«Ma la partita era truccata, un pezzo dello Stato italiano aveva già tradito quel magistrato tutto d’un pezzo e i suoi uomini. Inutili gli appostamenti di mesi e mesi - spiega la “iena” Pecoraro, noto al grande pubblico proprio per le sue inchieste nella trasmissione in onda sulle reti Mediaset  -. Quando Mimmo Bosso prova a far installare di nascosto le telecamere nel “covo d’amore” che avrebbe accolto Matteo Messina Denaro e la sua donna, scopre che il capo della Cupola  sapeva già tutto. Era stato avvertito da qualcuno nel Palazzo, non sarebbe più andato lì». 
Il magistrato non ci vuole credere, addirittura per altri 3 anni attende una mossa avventata dal Capo dei capi di Cosa Nostra. All’alba dell’anno 2000 però si deve arrendere, la trappola allestita dalle forze dell’ordine attorno al covo viene smantellata. È stata quella l’ultima volta in cui la caccia al super latitante Matteo Messina Denaro ha davvero avuto una chance concreta. Da allora, e sono passati 22 anni, più niente. Solo qualche pista investigativa rivelatasi clamorosamente falsa, probabilmente messa artatamente in piedi. 


Una storia credibile, così tanto credibile che il romanzo ed i suoi personaggi sembrano una fiction solo per esigenza di copione. Anzi, le tre parti del racconto scritto dall’autore siciliano Gaetano Pecoraro per l’editore Sperling&Kupfer vanno lette - a nostro giudizio - due volte. La prima tutta d’un fiato, proprio come suggerisce la vis narrativa romanzata, quasi un giallo da ombrellone. La seconda con molta attenzione, perché si va a caccia dei tanti indizi del “Codice Pecoraro” che consentono di individuare personaggi e situazioni realmente accaduti nel mistero che avvolge la figura di Matteo Messina Denaro.

Un boss atipico, killer purosangue, che non si fa scrupoli anche di ordinare un omicidio del rivale in amore che osteggiava la sua relazione giovanile con la cameriera austriaca Andrea Hassler. «Un “abuso d’ufficio mafioso”, assolutamente non previsto all’interno del sistema mafia e che Totò Riina avrebbe disaprovato con tutte le proprie forze», conferma Pecoraro.
Eppure Matteo Messina Denaro  custodisce soprattutto i segreti tra Stato e anti Stato, quei rapporti incestuosi che lo rendono imprendibile, praticamente senza volto. Nessuno sa dove sia ma comanda da sempre. E nessuno lo tradisce. Grazie alle pagine de “Il male non è qui” (Sperling&Kupfer, 225 pagine, 18,90 euro), Gaetano Pecoraro prova a raccontare i doppiogiochisti di Stato, gli intrighi di Palazzo, la disumanità e l’amore per le donne di un uomo che evidentemente tiene sotto minaccia pezzi importanti dello Stato. 
Alla fine, boss e magistrato si incontrano per dirsi tutto quello che pensano l’uno dell’altro, senza peli sulla lingua. Accade in via Palestro, in una  Milano squassata proprio dagli attentati di mafia. Come andrà? Mistero...


Ultimo aggiornamento: Martedì 5 Luglio 2022, 08:28
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