Lavorare quattro giorni anziché cinque e «premi per i dipendenti»: la proposta accende il dibattito

La proposta di Intesa e le trattative con i sindacati: per gli statali ipotesi di un premio con le risorse dei risparmi energetici

Lavorare quattro giorni anziché cinque e «premi per i dipendenti»: la proposta accende il dibattito

Lavorare meno, lavorare tutti. Lo slogan sessantottino cambia con i tempi. Smart working, pandemia e, soprattutto, prezzi energetici alle stelle hanno cambiato il contesto. Tanto che lo slogan potrebbe essere declinato in modo diverso: lavorare un giorno in meno... per risparmiare.

Lavorare quattro giornI, la proposta

La proposta fatta ai sindacati da IntesaSanpaolo di redistribuire l'orario di lavoro su quattro giorni lancia così il sasso nello stagno del confronto sulle nuove modalità di lavoro. Ma se per le imprese e le società la settimana corta significa solo una diversa redistribuzione dell'orario, per i sindacati dovrebbe favorire nuova occupazione. Un tema sul quale per smuovere davvero le acque lo Stato dovrebbe intervenire con meccanismi incentivanti.

I sindacati chiedono da tempo di aprire una discussione sulla riduzione dell'orario «a parità di salario». La proposta di IntesaSanpaolo arriva in un contesto nel quale il confronto per una nuova organizzazione del lavoro è apertissimo. E punta a lasciare chiuse le sedi in alcuni giorni. Basta pensare che, con l'obiettivo di risparmiare e limitare il consumo di energia, alcuni enti locali hanno iniziato a ridurre i servizi di venerdì, chiaramente attivando uno smart working collettivo. È il caso del comune di Milano, ma anche della Regione Lazio.

Statali, dal risparmio premi per i dipendenti?

Su indicazione del Dipartimento della Funzione pubblica, inoltre, le risorse ottenute dalle amministrazioni puntando sul risparmio energetico potranno essere utilizzate nella contrattazione integrativa e come premi per i dipendenti. Senza dimenticare che, nel privato, in quasi tutte le aziende sono stati raggiunti accordi per una maggiore flessibilità nell'utilizzo del lavoro agile del quale, fino a tutto il 2022, possono usufruire i lavoratori fragili e quelli con figli fino a 4 anni. La settimana corta - ma non cortissima - è poi una realtà già nel mondo assicurativo: in molte società il venerdì si lavora solo mezza giornata.

L'ipotesi avanzata da IntesaSanpaolo è ora al centro del confronto con i sindacati. La proposta è quella di far lavorare quattro giorni al posto dei cinque, con un aumento delle ore quotidiane che passerebbero da 7,5 a 9. Questo consentirebbe ad ogni lavoratore, a parità di retribuzione, di avere un giorno libero in più, per una prestazione settimanale complessiva di 36 ore rispetto alle 37,5 tradizionalmente svolte. Ovviamente questo non varrebbe per tutti, interessando più gli uffici che gli sportelli.

«I tempi cambiano e bisogna essere pronti a realizzare nuovi modi di lavorare - afferma il presidente dell'istituto, Gian Maria Gros-Pietro - ma sempre con il sindacato». Che il confronto sul tema sia ancora aperto lo dimostrano però le parole del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni: «Intesa Sanpaolo non ha studiato proprio niente, è già previsto dal contratto. Il principio guida nello schema di Intesa è la flessibilità non concordata con il sindacato. Ma ci sono delle trattative in corso e noi chiediamo la volontarietà di accesso per tutto il personale». Il tema della settimana corta accende il dibattito anche in chiave generale.

«Strumenti di flessibilità degli orari in grado di conciliare una riduzione degli stessi a parità di salario, le esigenze dell'organizzazione aziendale e la riduzione dei costi della produzione non possono, ovviamente, che trovarci interessati», afferma il segretario confederale Cisl, Giulio Romani. Anche la Uil segue con attenzione la vicenda che sta interessando la categoria dei bancari e, da oltre un anno, il Segretario generale PierPaolo Bombardieri ha proposto di avviare un ragionamento complessivo sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Se ne parlerà certamente al congresso Uil che si apre giovedì a Bologna.

«È necessario aprire una discussione, un ragionamento sul tema della riduzione, a parità di salario e della redistribuzione degli orari di lavoro, laddove è possibile - afferma anche Tania Scacchetti della Cgil - perché può favorire nuovi modelli più flessibili e allargare la base occupazionale». Nessuno lo dice in chiaro, ma certo un processo di riduzione delle giornate di lavoro, per essere accompagnato da assunzioni richiederà meccanismi premiali per le imprese che li percorreranno.


Ultimo aggiornamento: Martedì 11 Ottobre 2022, 21:34
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