Pietro morto al volante a 17 anni, il dolore dei genitori: «Gli avevamo dato l'auto ma doveva guidare il suo amico»

Pietro era seguito in auto dai suoi amici, dopo una serata di musica e divertimento.

Pietro morto al volante a 17 anni, il dolore dei genitori: «Gli avevamo dato l'auto ma doveva guidare il suo amico»

«Sì, è la nostra macchina, nostro figlio Pietro ce l'ha chiesta in prestito». A parlare è la madre di Pietro, il 17enne morto nell'incidente di sabato sera mentre era alla guida dell'auto dei genitori, senza patente. «Gli abbiamo dato l'auto perché la guidasse un suo amico di vent'anni che ha la patente, non avremmo mai pensato la guidasse lui, siamo devastati» continuano i genitori, scossi dal dolore per aver perso il loro ultimogenito.

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Come riporta il Gazzettino, Papà Alessandro Benfatto e mamma Monica vengono svegliati dalla polizia stradale alle 5.00 del mattino per la tragica notizia: Pietro ha avuto un incidente a bordo della loro auto, una Opel Agila. In un battibaleno, i genitori del giovane arrivano in Romea, all'angolo con via Vespucci, a Legnaro (Padova), sono ormai le prime luci dell'alba. Gli agenti stanno parlando con un paio di amici di Pietro, poi in un attimo scoprono l'orrore.

Vedono la loro macchina disintegrata contro l'abitazione al civico 135 e, mentre si respira solo puzza di benzina, accanto a quello che ormai è solo un rottame, c'è il corpo di Pietro. L'unica vittima dell'incidente: c'era soltanto lui all'interno della macchina, lui al volante, anche se non aveva ancora la patente, perchè i 18anni li avrebbe compiuti solo a maggio.
La disperazione della madre esplode sotto gli occhi dei poliziotti, degli amici del figlio e della proprietaria della casa, che alle 4,30 di mattina si è vista piombare come un missile l'Opel nel suo giardino.

Quella maledetta sera, Pietro era seguito dai suoi amici in auto, mentre tornavano a casa dopo una serata all'Eclipse bar di Vigorovea, a Sant'Angelo di Piove di Sacco. Sono stati loro i primi a soccorrerlo. Secondo una prima ricostruzione, i ragazza alla guida superavano abbondantemente i cento chilometri all'ora per poter volare, dopo aver preso il cordolo della pista ciclabile, per oltre 70 metri e distruggere così l'automobile. Gli amici sono corsi da Pietro. La proprietaria di casa è uscita gridando aiuto perché temeva che con tutta quella benzina potesse scoppiare un incendio. Intanto il vicino di casa ha chiamato il 118, ma l'ambulanza, arrivata assieme anche ai vigili del fuoco e alla polizia stradale di Piove di Sacco, nulla ha potuto fare per Pietro. Era morto. Non aveva i documenti con sé, ma è stato semplice per gli agenti risalire al proprietario dell'auto grazie alla targa, mentre gli amici, in preda al panico, non hanno inizialmente collaborato con la polizia.

Soltanto dopo, messi alle strette hanno iniziato a raccontare com'era andata. «Glielo avevo detto a Pietro di non prendere la macchina dei suoi, l'avevo scongiurato, ma non mi ha ascoltato» dicono facendo emergere la verità. Il giovane aveva convinto i genitori a prestargli l'auto, assicurando loro che l'avrebbe guidata quel suo amico di vent'anni che la patente ormai ce l'aveva da un po'. Ma in realtà, è sempre stato lui a guidarla, fin dal parcheggio sotto casa, in via Cavalieri di Vittorio Veneto, a Mortise. Verso Sant'Angelo di Piove è andata liscia, ma al ritorno, con qualche bicchiere di alcol in corpo, alla velocità che facevano, una minima sbandata è stata fatale. L'auto che decolla prendendo il cordolo, si ribalta un paio di volte mentre supera due giardini e infine si schianta contro il cancello, rimbalzando contro la casa. E ora, di quella serata di musica e divertimento, non sono rimasti altro che una lunga scia di detriti, olio e benzina, un corpo senza vita e le lacrime dei genitori.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 9 Febbraio 2022, 12:38
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