Giustizia è fatta: la riforma Cartabia ora è legge. Nuove regole per Csm e magistrati

Giustizia è fatta: la riforma Cartabia ora è legge. Nuove regole per Csm e magistrati

di Alessandra Severini

I referendum sono falliti ma qualcosa si muove sul fronte giustizia. Il Senato ha approvato con 173 voti a favore (37 i contrari e 16 gli astenuti) la riforma dell'ordinamento giudiziario proposta dal ministro Cartabia che ora diventa legge. «Un passaggio importate per la storia del paese» ha commentato il ministro. A sostegno della legge si sono schierati Pd, Forza Italia, Lega e M5s. Fratelli d'Italia ha invece votato contro mentre i renziani di Italia Viva e 5 senatori leghisti hanno scelto la strada dell'astensione. Tra le altre cose, la legge prevede il divieto dei magistrati che hanno ricoperto incarichi politici di tornare a svolgere funzioni giurisdizionali. Saranno collocati fuori ruolo presso il ministero di appartenenza. Chi non è stato eletto non potrà per 3 anni lavorare nella regione dove si è candidato e non sarà più possibile continuare a fare il magistrato mentre si ricoprono incarichi elettivi e governativi: obbligatoria l'aspettativa, senza assegni in caso di incarichi locali. Sarà inoltre possibile un solo cambio di funzione da giudice a pm e viceversa nel penale entro i 10 anni dall'assegnazione della prima sede, mentre nuove norme regoleranno le nomine nel Csm.
Arriva poi una sorta di pagella per i magistrati, sulla loro capacità di organizzare il lavoro e si introduce il voto degli avvocati nei consigli giudiziari sulla professionalità dei giudici. Il magistrato antimafia, Nino Di Matteo esprime un giudizio molto critico sulla riforma: «Non eliminerà, anzi rafforzerà, il potere delle correnti al Csm, consentirà alla politica di influenzare e controllare l'attività delle Procure penalizzando i magistrati più liberi e coraggiosi». Giudizio analogo anche dal procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 Giugno 2022, 12:32
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