Camorra, appalti al cimitero di Ferentino: in manette un politico e quattro membri di un clan campano
di Emilio Orlando

Camorra, appalti al cimitero di Ferentino: in manette un politico e quattro membri di un clan campano

Estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un giovane imprenditore romano titolare dell' azienda “ Scamo Srl”che si era ggiudicata l' appalto per l' ampliamento del cimitero comunale di Ferentino in provincia di Frosinone, attraverso un “project financing”,di circa 6 milioni di euro per la costruzione e la gestione dei loculi. Agli arresti è finito anche Pio Riggi, un consigliere comunale con delega i servizi funebri e cimiteriali del piccolo centro della ciociaria, il quale pretendeva una tangente di trecento mila euro, pari al 5 percento dell’importo totale dei lavori stimati. Richiesta alla quale l’imprenditore non si è piegato , nonostante le insistenze del consigliere comunale che ricorreva, a questo punto, ad esponenti della Camorra per costringerlo a pagare, grazie alla forza di intimidazione dei sodali del clan campano, Ugo Di Giovanni, Emiliano Sollazzo, Gennaro Rizzo e Luciano Rosa. Gennaro Rizzo e Ugo Di Giovanni gambizzarono nel 2012 a Roma l'ex fantino Alessandro Contino per un debito non pagato. Il gruppo di malviventi ha anche minacciato con una pistola l' imprenditore. ( nella foto in basso un fase del blitz )





Falso, peculato e abuso d' ufficio: in manette i vertici del “Consiglio per la ricerca in agricoltura”, sequestrati otto milioni di euro.

L’amministratore del comune di Ferentino, inoltre, così come riporta il giudice per le indagini preliminari nel l' ordinanza di custodia cautelare:«è il vero artefice ed ideatore della condotta estorsiva, sebbene incensurato, il suo ruolo appare fondamentale: grazie a lui l’organizzazione camorristica fagocita un’impresa sana e la asserve ai suoi desiderata; il suo inserimento oramai pluriennale all’interno dell’amministrazione di Ferentino ne garantisce il concreto ed attuale pericolo di reiterazione di condotte anche per reati di pubblica amministrazione». La somma pretesa dal clan era inizialmente di trecentomila euro che però lievitava fino all’esorbitante cifra di un milione di euro quale “sanzione” per i supposti “ritardi” nei pagamenti dell’imprenditore, dal quale, in aggiunta, veniva addirittura “preteso” l’esborso del 10 % del fatturato per i futuri lavori della sua ditta  in cambio della “protezione” del “clan”, le cui mire inoltre, unitamente a quelle dell’infedele amministratore pubblico, si estendevano anche sullo stadio di Ferentino ancora in costruzione, dove gli interessi in gioco ed i guadagni. ( nella foto l' arresto del consigliere comunale di Ferentino ).





Una prostituzione sempre meno visibile sulle strade ma presente.



La vittima, a questo punto, schiacciato delle pretese e terrorizzato  per la sua incolumità fisica e per quella dei suoi familiari, si vedeva dapprima costretto a versare al sodalizio una prima somma di denaro pari a 44.000 euro che ovviamente non placava la “ingordigia” del sodalizio eche da qual momento in poi ha iniziano a minacciare l' imprenditore con incessanti minacce e violente pretese di denaro. Queste circostanze spingevano e convincevano l' uomo a denunciare la sua grave situazione di soggezione ai soggetti contigui al clan asserviti alle dipendenze del colletto bianco per il “recupero” dei supposti ed illegittimi crediti. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Tivoli e dalla direzione distrettuale antimafia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA