Juve, plusvalenze fittizie per mascherare le perdite: «Agnelli sapeva». Cancelo, Pjanic, Audero: le operazioni nel mirino

Juve, plusvalenze fittizie per mascherare le perdite: «Agnelli sapeva». Cancelo, Pjanic, Audero: le operazioni nel mirino

Emergono i primi particolari dell'inchiesta: nel mirino la gestione di Fabio Paratici

Plusvalenze gonfiate e persino accertamenti sui rapporti economici con Cristiano Ronaldo. Iniziano ad emergere i particolari dell'indagine della Procura di Torino e della Guardia di Finanza che ieri è sfociata in una serie di perquisizioni negli uffici della Juventus, che vede indagati i vertici del club bianconero, cioè il presidente Andrea Agnelli, l'ex direttore sportivo Fabio Paratici e il vicepresidente Pavel Nedved.

 

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Plusvalenze per 282 milioni in tre anni «connotate da valori fraudolentemente maggiorati»: c'è questo dato alla base dell'indagine torinese. E  ci sono accertamenti anche sui rapporti economici con Cristiano Ronaldo, ex calciatore juventino ora al Manchester United, che però non risulta indagato. I militari però hanno ricevuto dai magistrati l'incarico di cercare «documenti e scritture private» relative al contratto e alle retribuzioni arretrate.

 

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«Sin dai primi accertamenti sono emersi indizi precisi e concordanti per ritenere che i valori sottesi ai trasferimenti in questione non siano stati oggetto di una fisiologica trattativa di mercato ma che si sia di fronte a operazioni sganciate da valori reali di mercato, preordinate e attestanti ricavi meramente 'contabili' in ultima istanza fittizi», si legge nel decreto di perquisizione nell'ambito dell'inchiesta denominata 'Prisma'.

 

 

 

La Juventus paragonata a una «macchina ingolfata» a causa di investimenti oltre le previsioni di budget e di altre operazioni poco accurate, tra cui gli stipendi eccessivi, è lo scenario che stanno disegnando gli inquirenti della procura di Torino nell'inchiesta. Nel corso dell'indagine sono state svolte intercettazioni telefoniche.

 

Il decreto: "Vertici consapevoli della condotta di Paratici"

 

I vertici della società bianconera «appaiono, di fatto, ben consapevoli della condotta attuata dall'ex manager bianconero (Fabio Paratici, ndr) e delle conseguenze estremamente negative sotto il profilo finanziario», si legge nel decreto di perquisizione. In particolare, si legge, «sono emersi, in più casi, riferimenti alla 'gestione Paratici', soggetto posto al vertice dell'area sportiva fino al giugno 2021, ed artefice della pianificazione preventiva delle plusvalenze. Per quanto emerso dalle attività di ascolto, i vertici del Cda della società bianconera, in primis il presidente Andrea Agnelli, appaiono, di fatto, ben consapevoli della condotta attuata dall'ex manager bianconero e delle conseguenze estremamente negative sotto il profilo finanziario non certo derivanti solo dal contesto pandemico in atto».

 

Plusvalenze per mascherare le perdite di esercizio

 

Con il sistema delle plusvalenze sulla compravendita di calciatori la Juventus ha generato un «ricavo di natura meramente contabile e in ultima analisi fittizio» mascherando perdite di esercizio: 39 milioni anziché 171 milioni nel 2019, 89 milioni anziché 209 milioni nel 2000, 209 milioni anziché 240 milioni nel 2021. Questa in sintesi è l'ipotesi su cui stanno lavorando la procura di Torino e la Guardia di Finanza con l'operazione 'Prisma', l'indagine che ieri ha portato a una serie di perquisizioni nelle sedi della società bianconera.

 

È Fabio Paratici, ex Chief football officer della Juventus, «l'artefice della pianificazione preventiva delle plusvalenze», ma il Cda della società bianconera, e «in primis il presidente Andrea Agnelli», era «ben consapevole» della sua condotta. Gli inquirenti si sono avvalsi di numerose intercettazioni telefoniche, dalle quali si ricava che negli ambienti della Juventus era chiaro che le difficoltà non derivavano soltanto dall'emergenza sanitaria: in una conversazione si sente dire «sì ma non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene».

 

Le operazioni nel mirino

 

Giocatori scambiati a prezzi molti alti, a volte quasi senza movimento di denaro. Con il sospetto che il tutto serva a sistemare i bilanci delle società. Di per sé la plusvalenza è legittima: si genera, al momento della cessione, tra il prezzo di vendita e il valore residuo non ammortato. Ma se diventa fittizia il discorso può cambiare. Ed è un tema annoso, tornato d'attualità un mese fa, quando si è saputo che sul tavolo della procura della Federcalcio era finita una relazione della Covisoc, la Commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche.

 

A balzare all'occhio sono anche diversi movimenti di calciatori in casa Juventus. L'affare più significativo è stato quello Pjanic-Arthur con il Barcellona. Il bosniaco passato ai catalani era stato valutato 60 milioni, il brasiliano arrivato a Torino 72. Importante anche lo scambio Cancelo-Danilo con il Manchester City, che aveva generato «un effetto economico positivo», quindi una plusvalenza, «di circa 28,6 milioni di euro», si legge nel comunicato stampa della Juventus dell'agosto 2019. Il portoghese era stato ceduto per 65 mln alla squadra guidata da Pep Guardiola mentre il brasiliano era arrivato all'ombra della Mole per 37.

 

Ma c'è stata anche la vendita del portiere Audero alla Sampdoria, oltre a una serie di acquisti e cessioni di giovani. È il caso dell'affare con il Genoa, che aveva ceduto ai bianconeri Rovella per 18 milioni, vedendosi ricambiato con Portanova (10 mln) e Petrelli (8 mln). C'è poi l'acquisto dal Barcellona di Alejandro Marques Mendez, attaccante spagnolo ventenne ora in prestito al club spagnolo Cd Mirandés, per 8,2 milioni di euro, in cambio del centrocampista brasiliano 23enne Matheus Pereira valutato 8 milioni di euro.

 

Da ricordare anche l'acquisto dall'Olympique Marsiglia del ventenne Marley Akè per 8 milioni di euro, in cambio della cessione alla stessa cifra di Franco Tongya, 19enne nato a Torino da genitori camerunensi e cresciuto nel vivaio della Juventus. I bianconeri hanno fatto ampio uso dello strumento delle plusvalenze negli ultimi anni. La voce 'Proventi da gestione diritti calciatori' era a quota 157,2 milioni nel bilancio 2018-19 e a 172 milioni nel bilancio 2019-20. Nell'esercizio 2020-21 si è fermata a quota 43,2 milioni, un'inversione di tendenza, «in parte correlata al contesto economico estremamente difficile per il settore a causa della pandemia».


Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Novembre 2021, 14:36
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