Colpo di sonno dopo 11 ore in ospedale, infermiere Covid si schianta e viene multato: «Nessuna tutela dallo Stato»

Colpo di sonno dopo 11 ore in ospedale, infermiere Covid si schianta e viene multato: «Nessuna tutela dallo Stato»

Ha avuto un colpo di sonno alla guida e si è schiantato con la sua auto in tangenziale, dopo aver passato oltre 11 ore all'interno di uno scafandro, in un reparto Covid. Alla fine, un infermiere di un ospedale di Bologna è stato multato dalle forze dell'ordine perché «non in grado di conservare il controllo del veicolo».

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Una storia destinata a far discutere, quella raccontata anche da Il Resto del Carlino. Medici e infermieri, che nella prima ondata erano stati acclamati da tutta Italia come eroi, ora per tanti sono 'nemici del popolo' e 'strumenti della dittatura sanitaria'. Lavorativamente parlando, non è cambiato nulla rispetto a marzo e aprile: i turni continuano ad essere lunghi e massacranti ed il rischio di contagio, nel fare il proprio lavoro, nella migliore delle ipotesi è rimasto inalterato. A denunciare quanto accaduto a Bologna è Lorenzo, il compagno dell'infermiere 31enne multato: «Lunedì mattina si è addormentato alla guida, schiantandosi e salvandosi per miracolo, dopo 11 ore in uno scafandro. Dopo lo schianto, l'auto ha colpito un'altra vettura e si è completamente distrutta. Mi ha chiamato dopo l'incidente, per fortuna lui è rimasto ferito in modo lieve ma era in lacrime e sotto choc. Lo Stato, rappresentato da due uomini in divisa, ha pensato bene di sanzionarlo perché troppo stanco, senza che alcun operatore sanitario accertasse le sue condizioni psicofisiche».

L'infermiere sanzionato, il giorno dopo lo schianto, è stato trasferito all'ospedale Maggiore per esigenze di reparto, a causa di un'impennata del numero dei pazienti ricoverati dopo il contagio da coronavirus. Nonostante lo choc per l'incidente e per la multa da 84 euro, il 31enne continua a fare il proprio dovere, come se nulla fosse, eppure quella sanzione fa davvero male. «La politica si preoccupa dei contagi, dei ricoveri, delle vittime e degli ospedali, ma trascura professionisti e professioniste che lavorano in condizioni disumane e sono ridotti a numeri. Lo Stato non tutela affatto gli operatori spremuti all'osso, che stanno dando la vita per salvare l'Italia» - spiega ancora Lorenzo - «Ecco il glorioso epilogo del nostro eroe, che rischia la vita per 1500 euro al mese, torna a casa senza auto, distrutta ma da pagare a rate ancora per due anni, e col rimorso di aver coinvolto altre persone in un incidente. Volevo convincerlo a non andare a lavorare, almeno oggi, ma lui ha preso l'autobus ed è andato comunque, dicendo che c'è troppo bisogno di personale. Cari signori, non meritate un eroe come lui».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 4 Novembre 2020, 15:54
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