Alzano, Covid era in Val Seriana già da novembre: «110 polmoniti sospette». Il giallo del cambio delle linee guida

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Il coronavirus circolava ampiamente in Val Seriana, nel bergamasco, già a novembre del 2019: è la novità che emerge dall’inchiesta della Procura di Bergamo che indaga sulla mancata istituzione della zona rossa, oltre che sul caso delle Rsa e sulla chiusura e riapertura dell’ospedale di Alzano. L’epicentro dei contagi era la stessa Alzano Lombardo: alla fine del 2019 erano già una quarantina le persone ricoverate per il virus che era ancora sconosciuto.

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Come scrive Repubblica, mentre in Cina il Covid-19 aveva già fatto drizzare le antenne alle autorità sanitarie, in Italia - dove sembrava che il pericolo fosse invece lontano - questo nemico invisibile aveva già preso piede. Dalle carte e dalle testimonianze prende dunque forma l’ipotesi che il coronavirus avesse già aggredito la zona da tempo e che c’era stata una fortissima sottovalutazione del problema.

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I referti forniti dall’Ats e acquisiti dalla Procura, spiega Repubblica, parla di numerose polmoniti sospette (almeno 110) diagnosticate tra novembre 2019 e gennaio 2020 ad Alzano. Stando ai dati, le polmoniti sono state 18 a novembre, per poi passare alle 40 di dicembre e altre 52 a gennaio. Dal confronto tra i ricoveri del 2019 e quelli del 2018 emerge inoltre che sono state «196 le polmoniti non riconosciute nel 2018, 256 tra gennaio e dicembre 2019». Il 30% in più.
Su questi dati, riferisce L'Eco di Bergamo, stanno investigando i magistrati «sia per indagare sulle procedure messe in atto all'ospedale di Alzano Lombardo nei giorni roventi dell'emergenza, sia per ricostruire se e come sono sfuggiti questi casi sospetti».

I magistrati bergamaschi, come già reso noto, hanno acquisito le circolari emanate dal ministero con i criteri scelti per procedere con il tampone e quindi individuare i casi di coronavirus. Nelle linee guida del 22 gennaio si raccomandava di considerare un caso sospetto anche «una persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio, anche se è stata identificata un'altra eziologia che spiega pienamente la situazione clinica». Nella circolare del 27 gennaio invece, ricorda il giornale, i casi sospetti, oltre ai sintomi devono anche avere «una storia di viaggi nella città di Wuhan (e nella provincia di Hubei), Cina, nei 14 giorni precedenti l'insorgenza della sintomatologia» oppure aver «visitato o ha lavorato in un mercato di animali vivi a Wuhan e/o nella provincia di Hubei, Cina». 

Ultimo aggiornamento: Martedì 30 Giugno 2020, 16:54
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