Igor il russo: «Ho sparato perché dovevo sdraiare i poliziotti». Quelle frasi inquietanti sul suo 'codice'

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Igor 'il russo' sparò a due persone «perché dovevo sdraiare i poliziotti». Avrebbe usato queste parole Norbert Feher, l'uomo che l'8 aprile 2017 uccise a Portomaggiore, nel Ferrarese, Valerio Verri, guardia ecologica volontaria, mentre era di pattuglia con l'agente di polizia provinciale Marco Ravaglia, rimasto gravemente ferito nell'agguato.

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Feher avrebbe pronunciato queste parole collegato in videoconferenza dal carcere di Saragozza col tribunale di Bologna: a rivelarlo Francesca Verri, figlia della vittima, presente in aula insieme al fratello Emanuele e a Ravaglia stesso. «Ho sparato a Ravaglia perché aveva una pistola in mano. Poi ho sparato a Verri senza guardare se era armato perché per me era un poliziotto pure lui e dovevo sdraiare tutti e due», avrebbe detto l'uomo.
 


«Non tradirò mai gli amici», il concetto espresso da Norbert Feher nell'interrogatorio nell'udienza in tribunale a Bologna. Igor avrebbe ammesso la responsabilità degli omicidi di Davide Fabbri e Valerio Verri, dicendo però di aver sparato perché messo alle strette. L'imputato ha anche fatto riferimento a un «codice» nelle azioni e a regole che gli impediscono di dare informazioni su chi lo ha aiutato nella fuga dall'Italia alla Spagna, dove è stato arrestato a dicembre 2017 dopo otto mesi di latitanza.

"DOVEVO SCHIACCIARE TUTTI" «Dovevo schiacciare tutto quello che avevo davanti. Mi sono sentito minacciato, allora ho tirato fuori la seconda arma e l'ho seccato». Così Norbert Feher ha ripercorso l'omicidio del barista Davide Fabbri, assassinato a Budrio, nel Bolognese, l'1 aprile 2017. Nell'interrogatorio in videoconferenza 'Igor' ha ammesso sia questo delitto che quello della guardia ecologica volontaria Valerio Verri, l'8 aprile a Portomaggiore. Ma per entrambi ha spiegato di aver agito perché messo alle strette: «Se non devo usare l'arma, non la tiro fuori», ha detto.

Feher ha anche spiegato di essere andato nel bar di Fabbri non per una rapina, ma per riscuotere un credito di circa 10mila euro per conto di una persona di cui non ha fatto il nome: sarebbe stato pagato con il 10% della somma e con alcune pistole. Per l'omicidio di Verri ha detto di aver sparato perché ha visto la pistola del poliziotto provinciale Marco Ravaglia e di non aver neppure guardato se il volontario fosse o meno armato.

Igor il russo ha invece detto di non c'entrare nulla con la rapina alla guardia giurata Piero Di Marco, il 30 aprile 2017 a Consandolo (Ferrara) né con l'omicidio del metronotte Salvatore Chianese, nel dicembre 2015 a Ravenna, un ulteriore e precedente delitto per cui è sospettato dalla Procura della città romagnola.

IN SPAGNA TORNÒ INDIETRO PER LA BIBBIA Dopo l'omicidio dell'allevatore José Iranzo nelle campagne dell'Aragona, Igor rimase in zona e non fuggì subito perché voleva recuperare la sua Bibbia, lasciata in un covo, ha spiegato il serbo. In seguito al primo assassinio spagnolo, Igor tornò dunque sui propri passi e uccise anche due agenti della Guardia Civil, prima di essere arrestato il 15 dicembre, trovato svenuto ai margini di una strada dove aveva fatto un incidente stradale.

L'elemento della Bibbia conferma la forte religiosità dichiarata dal killer anche nelle sedute con gli psicologi che hanno avuto colloqui con lui in Spagna. Igor non ha invece fornito elementi chiari sul percorso della sua fuga dall'Emilia, da cui fece perdere le sue tracce ad aprile 2017, alla penisola iberica, dove venne ritrovato, appunto, a dicembre. Ha detto di essersi mosso in bici, e con altri mezzi, di aver fatto tappe in Francia, ma non ha mai accennato a complici e non ha voluto rispondere alle domande sul tema. Così come non ha fornito dettagli particolari sulla sua latitanza: «La natura è casa mia», avrebbe semplicemente detto, spiegando come ha fatto a rimanere nascosto per tanto tempo, sfuggendo a un'imponente caccia all'uomo.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Gennaio 2019, 16:59
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