Il Cremlino: «Pronti a rappresaglie se di nuovo colpiti con le armi Nato»

Il Cremlino: «Pronti a rappresaglie se di nuovo colpiti con le armi Nato»

Forse un attacco con i droni. Forse un commando penetrato in territorio nemico. Ma di certo l’azione che ha distrutto il deposito di carburante di Bryansk, 150 chilometri oltre la frontiera ucraina, ultimo di quattro incendi sospetti in territorio russo, è stata condotta con armi ed equipaggiamenti forniti dall’Occidente. E quell’incendio rischia di accelerare ancora di più la drammatica escalation verso un conflitto di proporzioni globali. «Il rischio di una terza guerra mondiale è reale», per dirla con il ministro degli Esteri di Putin, Lavrov.

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In questi due mesi di guerra mai lo spettro di un conflitto su larga scala è stato così evocato. Da una parte un blocco unito (rappresentato dai ministri della Difesa di 40 Paesi chiamati a raccolta nella base americana di Ramstein, in Germania) che programma le forniture di armi a Kiev, dall’altro il Cremlino, che minaccia apertamente «raid di rappresaglia se la Russia verrà attaccata con armi occidentali». È la nota del ministero della Difesa di Mosca, un messaggio diretto alla Gran Bretagna, dopo le dichiarazioni del viceministro della Difesa britannico James Heappey per cui «il governo di Boris Johnson considera legittimo l’uso da parte ucraina di armi fornite dal Regno Unito per prendere di mira obiettivi all’interno del territorio della Russia». Secca e immediata la risposta di Mosca: «Allora per noi è altrettanto legittimo prendere di mira in profondità le linee di rifornimento nemiche fin dentro quei Paesi che trasferiscono all’Ucraina armi» ha scritto Maria Zacharova, portavoce di Lavrov.

Al summit di Ramstein il capo del Pentagono Lloyd Austin ha parlato di «settimane decisive per la guerra». «Oggi siamo qui riunti, oltre 40 Paesi, per aiutare l’Ucraina a vincere. Kiev pensa di poter vincere e ci crediamo anche noi». La Germania ha annunciato l’invio agli ucraini di 50 carri armati per la difesa anti aerea. Anche l’Italia darà il suo contributo, lo ha assicurato da Ramstein il ministro Guerini: «Ci sarà un nuovo invio di equipaggiamenti militari». Alla Russia messa alle strette - carta nucleare a parte - resta anche uno strumento di ritorsione importate: il gas. Ieri alla Polonia, «colpevole di non aver pagato in rubli», è stato notificata da Gazprom l’interruzione della fornitura di gas dalle 9 di oggi, ora di Mosca: le 8 a Varsavia.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Aprile 2022, 11:15
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