Green pass addio? I virologi frenano. Garrattini: «Stiamo correndo troppo, non è normalità con 100 morti al giorno»

Green pass addio? I virologi frenano. Garrattini: «Stiamo correndo troppo, non è normalità con 100 morti al giorno»

Dal 31 marzo terminerà lo stato di emergenza per il Covid: dal 1° aprile diremo addio alle restrizioni sulla capienza massima su stadi e locali, alle quarantene per contatto e al green pass sul trasporto pubblico locale. Inoltre non verrà più richiesto il super green pass sui luoghi di lavoro - basterà il green pass base - anche se rimarrà obbligatorio per gli over 50 fino al 30 aprile. Poi dal 1° maggio terminerà anche l'obbligo di green pass ovunque è previsto. Sono le tappe fondamentali dalla roadmap per le riaperture approvata oggi, 17 marzo, dalla cabina di regia. 

Ma c'è chi invita alla prudenza e richiama l'attenzione ai contagi in risalita in Europa. Tra questi il virolgo Pregliasco afferma che sebbene le riaperture siano ormai improcastinabili, è necessario procedere con gradualità. Più critico Garrattini secondo il quale "stiamo correndo troppo" e sulla stessa linea anche Cartabellotta, presidente Gimbe che invita a non allentare le misure solo perchè lo fanno gli altri paesi.

 

Pregliasco «Gradualità e prudenza»

«Ormai queste aperture sono attese, desiderate, volute, improcrastinabili. Io credo che vadano attuate con un occhio a questa situazione di crescita» ha detto il virologo dell'università di Milano, Fabrizio Pregliasco facendo riferimento alla situazione internazionale. «Non dico che sia necessario rallentare. Ma non farei come l'Inghilterra, che ha aperto il rubinetto dell'acqua calda tutto d'un botto come hanno voluto fare per scelta politica». 

Il virologo ha invitato a procedere con buonsenso «Aprendo fino a che la temperatura è giusta, altrimenti ci si scotta. Con questa metafora dell'acqua calda mi riferisco al numero dei contatti. Perché dobbiamo sapere che ogni contatto interumano ha una sua probabilità di determinare un'infezione». E avverte sul rischio di una possibile "ondata" in mancanza di prudenza: «Bisogna regolare la quantità di contatti. Se apriamo completamente il rubinetto è chiaro che abbiamo un rimbalzo di casi molto più rapido, vale la pena seguire quella prassi più prudente». 

Garattini: «Stiamo correndo troppo» 

Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, ritiene un errore far credere che siamo tornati alla normalità. «Stiamo correndo troppo, io sarei molto più prudente» dice il medico che richiama l'attenzione sui numeri: «Solo ieri abbiamo avuto oltre 70mila contagi e ogni giorno abbiamo ancora più di 100 morti». E anche se andiamo verso la stagione calda e al momento non sembra esserci un aumento nelle ospedalizzazioni o nelle terapie intensive, l'invito alla prudenza rimane centrale «la priorità dovrebbe essere quella di non infettarsi, anche perché chi si contagia trasmette il virus ad altri». 

Anche al di là degli obblighi che cadranno ad aprile, il consiglio del medico è quello di continuare a mantenere le regole igieniche, evitare gli assembramenti e a portare la mascherina «che ci ha evitato l'influenza» e «Potrà evitarci in futuro tanti altri tipi di infezione che si trasmettono per via aerea». 

Cartabellotta  «Non allentare le misure per emulare gli altri paesi»

Poco prima del termine della cabina di regia un invito alla prudenza era arrivato anche da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe «Nel nostro Paese la circolazione virale è ancora molto elevata - sottolinea - e la curva dei contagi ha ripreso a salir. L'esperto consigliava al governo di non emulare gli altri paesi "più temerari" e di agire solamente sulla base dei dati scientifici. E invitava a tenere in considerazione  «Sia l'estrema contagiosità della variante Omicron, in particolare della Ba.2, sia delle incognite relative all'entità della risalita della curva dei contagi e al suo potenziale impatto sugli ospedali».

Il futuro: il Covid sarà endemico

Anche dopo le riaperture di certo il virus non scomparirà. «Possiamo immaginare un futuro in cui avremo probabilmente un andamento endemico» spiega Pregliasco che indica la possibilità che si verifichino dai 5mila ai 100mila casi al giorno in condizioni ambientali favorevoli come l'autunno. Salvo l'emergere di nuove varianti. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Marzo 2022, 18:51
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