Coronavirus, il progetto Ripartiamo insieme del Gruppo GLP: «Trecento mila euro a ogni idea per uscire dalla crisi»
di Stefania Cigarini

Coronavirus, il progetto Ripartiamo insieme del Gruppo GLP per le piccole e medie imprese: "Investiamo sulle idee italiane per superare la crisi del post pandemia"

Trecentomila euro per le nuove idee che aiuteranno l’Italia ad uscire dalla crisi del coronavirus. L’input è del Gruppo GLP, realtà di peso internazionale che dal 1967 si occupa di protezione a tutto tondo della proprietà intellettuale: non solo deposito di domande di brevetto, registrazione di marchi, disegni e modelli, ma anche tutte le complesse attività strategiche di IP management e giuridiche connesse.

A descrivere l’iniziativa GLP “Ripartiamo insieme” (disponibile sul sito glp.eu/ripartiamoinsieme) sono i due managing partner, Davide Luigi Petraz e Daniele Giovanni Petraz: «Siamo consapevoli che la ripresa passa per l’innovazione, così abbiamo stanziato trecentomila euro di risorse del Gruppo destinandoli a voucher per servizi a favore delle Piccole e Medie imprese italiane consentendo loro di valutare al meglio la strategia di una ripresa strutturata tramite il deposito di un brevetto o modello o la registrazione di un marchio».

Perché proprio le PMI?

«Oggi più che mai sono il fulcro per la ripresa economica, la loro ripartenza è un elemento imprescindibile per il Paese. A dirlo non siamo solo noi, ma le due principali istituzioni in Europa per la proprietà intellettuale, EPO (European Patent Office) ed EUIPO (European Union Intellectual Property Office) che, in un recente studio, riportano come le imprese coinvolte in uso intensivo di questi diritti generino ogni anno il 45% del PIL nell’UE e contribuiscano per 63 milioni di posti di lavoro».

Il messaggio dietro ai fatti?

«È opportuno prendere coscienza che al centro di ogni attenzione ci dev’essere l’industria. Il supporto alla tradizionale capacità innovativa del sistema industriale italiano dev’essere favorito sopra ogni altra attività. Il nostro gesto vuole trasmettere il senso del dovere verso tutti gli attori, perché solo se ognuno farà la propria parte sarà possibile far ripartire il Paese».

Come è considerata la proprietà intellettuale in Italia?

«Si sta cominciando a riconoscerne l’importanza. Le grandi aziende lo sanno da sempre, per le altre realtà sono mancate, in passato, conoscenza e formazione. La nostra iniziativa si inserisce proprio qui, in un’ottica di eccellenza che ci viene storicamente riconosciuta».

Un po’ di storia di GLP?

«La società nasce a Udine nel 1967 da Gilberto Luigi Petraz, uno dei massimi esponenti ed esperti del mondo del brevetto, e si occupa esclusivamente di proprietà intellettuale. Udine perché la vocazione di quel tessuto imprenditoriale in quegli anni era molto alta e c’era anche un ottimo potenziale per l’espansione dei processi all’estero. Si tratta di attività che comportano una alta specializzazione e una conoscenza specifica di alcuni settori della tecnologia che necessita di anni. Gli studi di consulenza che sono veramente all’altezza di gestire meccanismi così complessi sono pochissimi. Noi tra questi. E oggi abbiamo sedi anche a Milano, Bologna, Perugia, Zurigo e San Marino».

Qualche esempio?

«Siamo tra le prime, se non la prima azienda italiana, come presenza nel mercato asiatico. La prima visita dell’Ufficio della proprietà intellettuale della Repubblica Cinese in Italia è stato da noi, nel 1989. Abbiamo ottimi rapporti col KIPO l’Ufficio della proprietà industriale della Corea del Sud. Forbes ci ha inserito nella classifica dei migliori studi di consulenza italiani. Siamo considerati un’eccellenza in campo internazionale».

I vostri partner?

«Sia piccoli che grandi, in Italia e all’estero. Dai grandi player internazionali, così come le piccole realtà che comprendono come la leva finanziaria per espandersi deriva della proprietà intellettuale. Noi ci sediamo al fianco del cliente, chiunque esso sia, e siamo i suoi partner».

Un punto di riferimento

«In quasi sessant’anni di storia ed esperienza aziendale, sì certamente. Abbiamo una biblioteca vastissima, produciamo una quantità di eventi per le aziende, corsi di formazione, editiamo libri utilizzati anche nei corsi universitari. E’ un approccio etico, è la nostra vocazione, e la portiamo avanti con attitudine che definirei maniacale cercando di mantenere sempre standard altissimi. Abbiamo una costante dedizione allo studio e alla volontà di migliorare. E una grande passione, siamo una azienda passionale, lo dimostra anche l’iniziativa Ripartiamo insieme».

Gli italiani hanno una vocazione connaturata alla creatività?

«Senza dubbio. Abbiamo una passione tutta italiana per l’innovazione, per creare cose belle e funzionali. Abbiamo d’altro canto una mancanza sistemica nel conoscere e utilizzare al meglio la tutela della propria attività inventiva. I Paesi esteri che si distinguono per la loro solidità economica si basano anche sul perno della difesa e tutela sistemica dei propri titoli. In Italia esistono corsi specifici, ma sporadici. In Corea del Sud, ad esempio, si insegna la proprietà intellettuale alle scuole medie».
Ultimo aggiornamento: Venerdì 29 Maggio 2020, 16:09
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