Giuseppe, laureato di talento: «In Italia ero mal pagato, in Germania dirigo la via culturale di una città»
di Enrico Chillè

Giuseppe, laureato di talento: «In Italia ero mal pagato, in Germania dirigo la via culturale di una città»

L'ennesima storia di un'Italia incapace di valorizzare il talento e di premiare il merito

«In Italia mi bocciavano i progetti perché non avevo agganci: ero “solo” un musicoterapeuta a due euro per utente. In Germania invece dirigo la vita culturale di una città». Quella di Giuseppe Scorzelli è l’ennesima storia di un’Italia troppo spesso incapace di valorizzare il talento e premiare il merito. Romano, 50 anni, dopo dieci anni di Conservatorio si è laureato in Musica da camera (indirizzo pianistico) e in Musicoterapia e ha ottenuto un Master in Marketing degli eventi musicali. In Abruzzo ha creato e diretto un’associazione culturale e alcuni Festival, come il Florio di Favignana, ma alla fine ha gettato la spugna. E a Leggo racconta la propria storia.

 

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«A Campli ho diretto l’ufficio turistico-culturale e a Teramo i “Pomeriggi musicali”, pensati per studenti e anziani a prezzi popolari. Sempre in Abruzzo, altri progetti e due anni di insegnamento al Conservatorio dell’Aquila, poi il terremoto del 2016 ha fermato tutto - spiega Giuseppe Scorzelli - Il problema per questi progetti è trovare i fondi: avevo già iniziato a lavorare come musicoterapeuta per anziani affetti da demenza, bambini autistici e iperattivi, ma a un certo punto erano finiti i soldi e bisognava aspettare le nuove elezioni per sapere l’indirizzo della nuova Giunta regionale. Finii in una struttura privata, con una proposta di due euro a utente e avrei dovuto portarmi gli strumenti e pagarmi da solo l’assicurazione. Lì capii che non era il caso di andare avanti».

 

A questo punto Giuseppe Scorzelli, con la moglie e la figlia appena nata, parte per la Germania per i primi colloqui e inizia a lavorare come musicoterapeuta per anziani. «Avevo un regolare contratto da dipendente, la figura è riconosciuta ufficialmente come professione sanitaria. Poi vedo un bando: mando il curriculum, faccio colloqui e dallo scorso ottobre sono il capo della cultura di Pirmasens, cittadina di 50mila abitanti al confine con la Francia».

 

Dall’Italia non mancano le delusioni. Come quella avvenuta all’ottava edizione consecutiva del Festival Florio a Favignana, che Giuseppe Scorzelli dirigeva: «Ero riuscito a portare personaggi del calibro di Oliver Stone, Petra Magoni e Anna Tifu, solo per dirne alcuni. Invece il sindaco non ha firmato la delibera e tutto è saltato meno di un mese prima. Un dolore grandissimo, a Favignana ero legatissimo, mi ero anche sposato lì. Da allora non ho più sentito nessuno».

 

Sul Belpaese, Giuseppe Scorzelli spiega: «Mi manca sempre, ma ho fatto bene ad andar via: i professionisti vengono mortificati con compensi troppo bassi per poter sopravvivere. Eppure la politica dovrebbe valorizzare la cultura. I giovani? Molti ex studenti mi chiedono di poter venire in Germania. Il consiglio che posso dare è di studiare bene le lingue, almeno a livello B2, e di avere il coraggio di venire qui, in Francia oppure nei Paesi scandinavi. Per il talento, c’è posto».


Ultimo aggiornamento: Martedì 11 Gennaio 2022, 14:55
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