Filippo Nigro e l'aggressione a Giuliano Ferrara, la moglie del giornalista risponde: «Uno stronz..to vigliaccone mitomane»
di Simone Pierini

Filippo Nigro e l'aggressione a Giuliano Ferrara, la moglie del giornalista risponde: «Uno stronz..to vigliaccone mitomane»

«“Un’attrice è qualcosa in più di una donna; un attore qualcosa in meno di un uomo.” La dimostrazione che la boutade di Oscar Wilde può calzare a pennello è un omuncolo morale d’attore di nome Filippo Nigro. Un tipino che deforma la realtà per farsi più bello nei propri ricordi, e vendersi a buon mercato come schiaffeggiatore di leoni». Così Anselma Dell'Olio, moglie di Giuliano Ferrara, risponde in una lettera inviata a Dagospia all'intervista rilasciata da Filippo Nigro, attore di Suburra, al Fatto Quotidiano.



L'attore aveva raccontato di aver aggredito Ferrara: «Con un gruppo di amici stavamo per strada a chiacchierare, a un certo punto vediamo passare Ferrara, da poco nominato ministro del primo governo Berlusconi, a passeggio con la moglie e il cane; e così, a cacchio, abbiamo iniziato a insultarlo. Gli siamo saltati addosso, e ricordo la sua mole incredibile, non riuscivo a fermarlo, le mie braccia affondavano nella sua pancia, mentre la moglie piagnucolava: "Ogni sera la stesa storia, non possiamo più uscire di casa"».

«Racconta su quella carta igienica usata di Il fatto quotidiano - scrive Anselma Dell'Olio - che lui e quattro (4) amicucci della parrocchietta politicamente correttissimi, nei primi anni 90, avrebbero insultato per strada Giuliano Ferrara, che avrebbe a sua volta schiaffeggiato uno di loro senza che questi infoiati reagissero. Poi io – io! – avrei “piagnucolato” parole che non ho mai detto sugli “insulti continui” al maritozzo. Mente, l’ometto Nigro, per darsi un tono che tutti gli studi medievali e tutti i licei classici del mondo non posso conferire a siffatto imbroglione. Ecco la verità non deformata. Che scrivo esclusivamente pro domo mia, perché Giulianone si difende benissimo da solo»

«Erano i primi anni 90 - racconta ancora la giornalista a Dagospia - Usciamo io, marito e Lupo, il nostro amatissimo pastore tedesco bastardo, che aveva adottato mio marito e poi me, per una passeggiata serale. A Via di Monte Brianzo, un gruppetto di sette (7 di numero, li ho contati) maschietti de’ sinistra, in golfini e mocassini, circonda Giuliano e inizia a insultarlo. Lui non ha toccato nessuno. Gli rispondeva, questo sì. Li riconosceva, ragazzi cresciuti come lui, a pane e Gramsci, prima che Giuliano sbattesse la porta in faccia al Pci e alle sue seriali menzogne. Vedendo che i sette lo avevano chiuso a cerchio, io mi sono infilata in mezzo a loro. Li ho guardati in faccia ‘sti energumeni in cachemire e con il mio noto tono da mite madamina svenevole, ho detto queste parole e non altre. “Aho, in sette contro uno - ma siete impazziti?”».

«Come spesso succede quando galletti in gruppo si fingono bravi del Quarticciolo (perché abbaiano isterici solo se si sentono protetti, come i cani al guinzaglio) - scrive ancora Anselma Dell'Olio - la presenza improvvisa di una femmina stupita dalla bullaggine di ragazzi “per bene”, ha sgonfiato i rivoluzionari da bar sport e li ha riportati in senno. Infatti hanno abbassato toni e capetti, vergognandosi per il tentato stupro di gruppo da me denunciato, e se ne sono andati quatti quatti con la coda tra le gambucce, con l’aria di scolaretti beccati a fumare in bagno dalla prof.».

«È l’unica esperienza del genere che ho fatto in trentun anni di matrimonio (non che mancassero gli insulti per strada - ma se c’ero anch’io, partiva un carnevale d’improperi - miei - che lévati) e ringrazio lo stronzetto vigliaccone mitomane Nigro Filippo - conclude - per avermelo riportato alla memoria. Quella autentica. Ma fa’ l’omm, Nigro, ca nun è difficile. P.S. abbiamo riso parecchio sul suddetto incidente in famiglia, e per un po' mi sfottevano come "il bodyguard" di Giuliano».
Ultimo aggiornamento: 21:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA