Hitler, torture, stupri: le chat vergogna sui cellulari dei 13enni

Hitler, torture, stupri: le chat vergogna sui cellulari dei 13enni

di Valeria Arnaldi

Corpi mutilati, atti di necrofilia, immagini di Hitler e Mussolini. E abusi sessuali su bambini, anche tra i tre e i quattro anni. «Raccapriccianti» è il termine usato dagli investigatori per descrivere le immagini rinvenute nelle chat di alcuni adolescenti, tra i 13 e i 15 anni, nell’operazione “Poison”, condotta dagli agenti del Centro operativo sicurezza cibernetica della polizia postale di Pescara e coordinata dalla procura dei minorenni dell’Aquila.

Sono sette, inclusa una ragazzina, i giovani segnalati alla procura per i minorenni accusati di aver ricevuto e inviato, sui social, immagini di bimbi vittime di abusi sessuali. E il numero potrebbe crescere sensibilmente. Le immagini venivano scambiate all’interno di cinque chat e gruppi a tema: Zoofilo, Splat, Necrofilo, Pedopornografico e Porno. Sono in corso accertamenti su altri 22 giovanissimi, che avrebbero scambiato “solo” meme. E, complessivamente, i gruppi contavano circa 700 ragazzini, tutti “esposti” a quegli orrori. E molti, felici di condividerli, divertiti da tante atrocità e abituati a “fare a gara” a chi riusciva a trovare l’immagine più crudele, più difficile da reperire.

L’indagine è nata dalla denuncia della mamma di un ragazzino vittima di estorsione: in cambio di foto porno avrebbe dovuto inviare immagini pedopornografiche. Questo era il “gioco”. La donna si è rivolta al Servizio Emergenza Infanzia 114 e da qui è scattata l’inchiesta del Centro operativo sicurezza cibernetica della polizia postale di Pescara per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico. Poi l’indagine si è estesa su impulso del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online del Servizio polizia postale di Roma. Così è stata scoperta la rete di orrori condivisi, tra video, immagini, meme di carattere zoofilo, necrofilo, splatter, con atti di crudeltà verso essere umani e animali fino all’apologia di nazismo e fascismo. L’indagine ha coinvolto anche la polizia postale di Puglia, Lazio (due dei ragazzini denunciati sono romani), Lombardia e Campania. Oltre 85mila i messaggi presi in esame.

«L’esposizione a questo materiale, oltre a essere dannosa, può portare a momenti di assenza di pensiero critico nei confronti di immagini e video raccapriccianti», dice Ivano Gabrielli, direttore del servizio polizia postale e delle comunicazioni. «L’impegno della specialità e della Polizia è contrastare questo mercato illegale, evitare che i più giovani possano entrare in contatto con chi produce e chi diffonde materiale. Un contatto che, non è escluso, possa generare ulteriori rischi per ragazzi che potrebbero diventare potenzialmente vittime di adescamento».


Ultimo aggiornamento: Martedì 25 Ottobre 2022, 13:39
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