Giada Zanola, Andrea Favero ai pm: «Non ricordo il momento in cui è caduta». Quello strano sms: una messinscena?

Giada Zanola, Andrea Favero ai pm: «Non ricordo il momento in cui è caduta». Quello strano sms: una messinscena?

di Redazione web

Andrea Favero, fermato per il femminicidio della compagna Giada Zanola, interrogato davanti ai pm ha detto di non ricordare quello che è accaduto, in particolare il momento in cui la 34enne è precipitata dal cavalcavia sulla A4. Secondo gli inquirenti però nei momenti successivi al delitto Favero avrebbe agito con freddezza, inviandole un messaggio su WhatsApp: un sms che secondo il pm è una palese messinscena.

Andrea Favero, l'interrogatorio avanti ai pm

«Sono tornato a casa da solo, di quel momento non ricordo altro, so solo che ho pensato subito a mio figlio e al fatto che lo avevamo lasciato a casa da solo, cosa che non era mai successa, per cui sono tornato immediatamente a casa. In quel momento io avevo solo mio figlio nella testa e non ricordo di avere mai pensato a cosa fosse successo a Giada. Mi sono addormentato quasi subito». È parte dell'interrogatorio di Andrea Favero, fermato per omicidio volontario. «Non ricordo che Giada sia caduta dal parapetto, ricordo solo che mi continuava a offendere e ricattarmi dicendo che mi avrebbe portato via mio figlio» aggiunge al sostituto procuratore di Padova Giorgio Falcone.

 

«Alle 7.30 ricordo di essermi svegliato e di essermi accorto che Giada non c'era tanto è vero che le ho mandato un messaggio chiedendole se fosse già andata al lavoro e dicendole che non ci aveva nemmeno salutato come era solita fare».

Il pm Falcone dà atto che il messaggio è presente (ore 7.38) nella chat presente nel telefono dell'indagato. Breve ma indicativo il testo: «Sei andata al lavoro?? Non ci hai nemmeno salutato!!». Per il sostituto procuratore «appare evidente che i contatti telefonici e i messaggi presenti sul suo cellulare rappresentino una messa in scena».

«L'indagato ha subito una serie di 'colpi' che lo hanno caricato al punto di perdere completamente la testa e uccidere la Zanola», come «l'annullamento delle nozze già fissate, i problemi economici, la vita da separati in casa, la possibile fine della convivenza che avrebbe impedito all'indagato di avere rapporti quotidiani con il figlio, le continue minacce di togliergli il figlio e non farglielo più vedere, reiterate anche e soprattutto pochi istanti prima dell'omicidio. Tutte circostanze che hanno concorso a creare il corto circuito che ha condotto l'indagato all'omicidio», è dei passaggi del fermo firmato dal sostituto procuratore .


Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 Maggio 2024, 19:31
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